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Antico Ristorante Paoli 1827

Via dei Tavolini, 12/R, 50122 Firenze FI
È da un commerciante di stoffe che, in quella che allora si chiamava “Via dei lanaioli” e che oggi è Via dei Tavolini, Pietro Paoli prese in affitto un locale al piano terra per aprirvi la sua pizzicheria. Era il 1827: così inizia la storia del più antico ristorante di Firenze, noto ancora oggi per l’amore con cui protegge le ricette più autentiche della tradizione toscana. Nel 1909 fu interamente ristrutturato in stile neo-gotico, dando vita così alla struttura che ritroviamo ancora oggi. Risalgono invece al 1916 le lunette dipinte da Carlo Coppedé e ispirate al Decameron, mentre le ceramiche Cantagalli che campeggiano sulle pareti riportano tutti gli stemmi dei comuni toscani. Il libro degli ospiti del Paoli conta più di mille pagine: tra le tante firme si leggono quella di Puccini, Leoncavallo, Pirandello, Marinetti e Charlie Chaplin.

Caffè delle Rose Bistrot

Ristorante Caffè delle Rose Bistrot, Via Ruga, Pallanza, VB, Italia
Un viaggio nel tempo tra banconi anni Venti, opere d’arte e antichi lucernari. C’è tutto il fascino del Liberty nel Caffè delle Rose Bistrot di Verbania, recentemente oggetto di un accuratissimo progetto di ristrutturazione che l’ha riportato agli antichi fasti. Proprio qui, infatti, all’inizio del ‘900 aveva già sede il Caffè pasticceria Milanese: all’interno del locale si trovano ancora oggi gli arredi originali dell’inizio Secolo realizzati dalla “Giovanni Galfetti e figli” di Como, come si legge in due iscrizioni impresse nella boiserie. Alta cucina (il menù è firmato dallo chef stellato Max Celeste) e vini di pregio serviti in quella che un tempo era la ghiacciaia completano l’atmosfera di storia e raffinatezza che qui si respira.

Grand Hotel Minerva

Grand Hotel Minerva, Piazza di Santa Maria Novella, Firenze, FI, Italia
Nel pieno centro storico della città, a pochi passi da Santa Maria Novella, il Grand Hotel Minerva è da sempre un punto di riferimento dell'hotellerie fiorentina. La storia dell'albergo inizia nel 1848 come Locanda, la Gran Locanda Della Minerva, in un palazzo del 1300 nato come parte del monastero di Santa Maria Novella. Risale alla metà degli anni Cinquanta la prima grande ristrutturazione architettonica dell'hotel, curata dall'architetto Edoardo Detti e dal Maestro Carlo Scarpa - il cui inconfondibile stile permea ancora oggi la struttura. La più recente ristrutturazione, ad opera dall’architetto Piera Tempesti Benelli, ha mirato ad esaltarne la storia artistica e architettonica, restaurando arte antica e oggetti di design ed includendo opere d'arte moderna e contemporanea. Qui il poeta americano Longfellow tradusse la Divina Commedia, e qui si trova anche la Grande Bagnante n. 6 del grande scultore siciliano Emilio Greco.

Grand Hotel Vesuvio

Via Partenope, 45, 80121 Napoli NA
E' stato il primo albergo sulla splendida via Partenope, subito meta di potenti e ricchi, re Farouk d'Egitto, Paolo di Grecia, Einaudi. Dimora napoletana del grande tenore Enrico Caruso. Il bar "Vesuvietta" era ritrovo di letterati partenopei. Un pranzo al roof garden intitolato a don Enrico è d'obbligo.

Ostaria Antico Dolo

San Polo, 30125 Venezia VE
Situato nella zona del mercato di Rialto, nel cuore pulsante di Venezia, il Ristorante Antico Dolo è parte integrante di un edificio del Quattrocento dove, ai tempi della Serenissima, aveva sede una famosa casa di tolleranza. Proprio per “rifocillare” i clienti provati dalle performance appena consumate ai piani superiori, nel 1434 qui fu aperto un bàcaro, antico termine veneziano che ancora oggi identifica le tipiche osterie sparse tra calli e rughe della città lagunare. Rilevato nel 1989 da Bruno Ruffini e dalla sua famiglia, propone ancora oggi quello che per secoli è stata la vera specialità della casa, la trippa rissa (diversi tipi di frattaglie bolliti secondo un’antica ricetta), oggi come allora accompagnata dal vino bianco secco proveniente dalla vicina Dolo, splendida cittadina ubicata nella Riviera del Brenta.

Caffè Elena

P.za Vittorio Veneto, 5, 10124 Torino TO
Luogo di antichi romanticismi, amato anche da Cesare Pavese: è il Caffè Elena di Torino, affacciato su Piazza Vittorio Veneto ed ospitato nell’Ottocentesco palazzo progettato dall’architetto Giuseppe Frizzi. Qui – tra i tavoli dal piano in breccia rossa, le boiseries e gli specchi – si sente ancora il profumo del vermouth di Giuseppe Carpano, che tra il 1889 e il 1902 perfezionò quell’elisir di vino bianco ed erbe creato nel Settecento dal suo avo Antonio Benedetto. L’arredamento e l’atmosfera discreta del primo Novecento sono immutati, da 130 anni a questa parte: questo caffè è ancora oggi il luogo dove la gente si incontra e la concezione del tempo sembra non esistere, dalle torte della prima mattina fino ai signature cocktail della tarda serata.

Ristorante Giannino dal 1899

Via Vittor Pisani, 6, 20124 Milano MI
Una fiaschetteria con cucina. Questo era Giannino all’inizio della sua storia, quando Milano non era una metropoli e il jet-set internazionale era ancora lontano. La fama di questo ristorante inizia tra Otto e Novecento e cresce costantemente, durante una storia che in oltre 120 anni lo ha portato a diventare una delle icone del panorama gastronomico meneghino. Tra le visite più illustri quelle di Gregory Peck e Maria Callas, di Grace Kelly e Ian Fleming. La recente ristrutturazione, sotto l’attenta supervisione del titolare Antonio Fantini, ha saputo riportare l’eleganza quasi aristocratica di un tempo. E raffinatezza e discrezione sono tornate a regnare nelle sale di Giannino.

Grand Hotel Parker’s

C.so Vittorio Emanuele, 135, 80121 Napoli NA
Da un secolo e mezzo la storia a Napoli sosta qui. Da Vittorio Emanuele II, a Lenin, Oscar Wilde, Robert Louis Stevenson, alle mitiche star di Hollywood. Comando provvisorio degli Alleati, ai nostri giorni ha ospitato la delegazione russa con il presidente Eltsin. Conserva – perfettamente restaurati – la facciata Liberty, i raffinati ambienti e gli arredi del glorioso passato, con una biblioteca storica di 700 volumi tra Otto-Novecento.

Palace Grand Hotel Varese

Via Manara Luciano, 11, 21100 Varese VA
Liberty tutto originale, capolavoro dell’architetto Sommaruga, è avvolto in un parco sul Colle Campigli con vista sui laghi e fino al Monte Rosa. Edificio, pensiline d’ingresso, hall con finestre alte sette metri, saloni, bar, ristorante, lampadari, appliques, affreschi, fregi, ferri battuti e scale in marmo e legno sono un tuffo nella Belle Epoque. Guglielmina d’Olanda vi passò un mese, Umberto di Savoia sostò quand’era ospedale militare di guerra, Tamagno vi giocò a scopa con Mascagni e Puccini, re Faruk scendeva con donne da favola, Nureyev fece impazzire con i suoi capricci.

Ristorante Taverna Rovita

Via Roma, 63, 85046 Maratea PZ
Il tempo non ha fretta nella “Città delle 44 chiese”. E anche alla Taverna Rovita possiamo assaporare il gusto dei dettagli, perdendoci tra le piastrelle settecentesche del caminetto e le travi originali del soffitto. Prima Frateria, poi Taverna e infine luogo d’eccellenza dove scoprire le emozioni della cucina lucana, oggi il locale si trova in uno dei vicoli più suggestivi di Maratea. E tutto qui ci invita alla calma, a partire dai sette tavoli fino alle ceramiche dei maestri artigiani esposte nella saletta. La visita più significativa resta quella di Guttuso, che alla Taverna Rovita ha dedicato un quadro. E poi c’è la titolare Mariastella Gambardella, che ci accompagna in un viaggio alla scoperta dei migliori piatti della cucina locale.

Ristorante Poldino

Località Cascine Vecchie, 13, 56122 Pisa PI
Dai Medici a Napoleone, passando dai Savoia e dai Presidenti della Repubblica Italiana: nella tenuta di San Rossore si trova traccia di tutta la storia del nostro Paese. E qui, a pochi chilometri da Pisa, si trova ancora un baluardo della tradizione enogastronomica toscana. Da tre generazioni, infatti, al Ristorante Poldino si possono gustare le migliori specialità regionali, nelle quali i colori ed i profumi della Tenuta si fondono con i sapori di pietanze dal gusto inconfondibile. Cinghiale e daino, pecorino e miele di spiaggia sono alla base della cucina del Poldino, da scoprire all’interno di uno storico edificio del XIX secolo.

Osteria Il Governo 1801

Località Rozzo, 18, 22025 Lezzeno CO
Le quattro cifre dell’anno 1801 sono ancora incise nel granito del portone d’ingresso, accanto alle iniziali di Francesco Bazzoni, oste dell’epoca. Da allora le mura magiche dell’Osteria il Governo raccontano la storia di un’epoca lontana, fatta di carbonai e moti libertari. Qui Silvio Pellico passò la sua ultima notte di libertà, tra i sogni di grandi uomini che volevano fare l’Italia. E qui, oggi come allora, si può godere della semplicità di un tagliere di salumi e formaggi sotto il pergolato del giardino, oppure gustare il menù sempre rinnovato dai tempi della Taberna di Giustiniano. Qualche anno fa Pietro Giuseppe Bazzoni, settimo discendente diretto del fondatore, ha riscoperto la storia di questo luogo dove ogni cassetto e ogni fotografia ci parlano più di un libro di storia.

Ristorante Crotto del Sergente

Via Crotto del Sergente, 13, 22100 Como CO
L'ultimo crotto di Como, testimone di una tradizione secolare che utilizzava le cavità naturali nelle montagne per conservare cibi e vini. Nel Settecento era anche abitazione; nel 1880, come recita la licenza, la famiglia Cantaluppi lo trasformò in osteria con campo da bocce. Immerso tra alberi secolari e restaurato sapientemente nel 1997, conserva la grande volta originale di roccia rivestita di mattoni, la ghiacciaia, il portone ottocentesco con incastonate monete d'epoca e l'antico stabile soprastante. Cucina del territorio rivisitata con stile.

Caffè Valiani

Via Cavour, 55, 51100 Pistoia PT
Storico il locale, storicissimi i muri che lo ospitano, che, nel ‘300, racchiudevano l’Oratorio di S. Antonio Abate. Da tempo, nel Caffè si sono scoperte le preziose vestigia antiche, delicati affreschi giotteschi di scuola pistoiese. Ospiti illustri, negli anni, Verdi, Rossini, Bellini, Leoncavallo, Giordano, Puccini. Nel sottosuolo la galleria d’arte, di Arrigo Valiani.

Trattoria Alla Vedova

Via Tavagnacco, 9, 33100 Udine UD
Quasi nulla è cambiato da quando qui si vendevano il vino e il sale, e si preparavano i minestroni e le carni a peso sulla brace. Ancora oggi, infatti, alla "Trattoria alla Vedova" si trova quel caldo «fogolâr» che accoglie i clienti diffondendo i suoi profumi. Eppure le origini di questo locale di Udine si perdono nel tempo. Basta scorrere con lo sguardo gli oggetti di famiglia che riempiono le sale per rivivere la storia della signora Felicita, che già nel 1924 tutti chiamavano semplicemente «la vedue». L'atmosfera è la stessa di allora, conservata con cura dalla famiglia Zamarian che ancora oggi fa rivivere un mondo dal sapore antico.

Pensione Accademia – Villa Maravege

Dorsoduro, 1058, 30123 Venezia VE
Sembra di tornare allo splendore della Serenissima entrando all'Hotel Pensione Accademia di Venezia. Ancora oggi, infatti, Villa Maravege conserva suggestioni da residenza patrizia del XVII secolo. Un'atmosfera amata anche dal poeta russo Iosif Brodskij, premio Nobel per la letteratura nel 1987, e da altri ospiti di rilievo internazionale come Sir Lawrence Olivier e Marcello Mastroianni. A gestire la Pensione Accademia è la Famiglia Salmaso, che dagli anni Cinquanta sa coniugare con charme le atmosfere accoglienti della Villa - fra i pochi hotel di Venezia ad essere dotato di ben due giardini.

Albergo Ristorante San Giors (già Ponte Dora)

P.za Borgo Dora, 3a, 10152 Torino TO, Italia
“Albergo con stallaggio” a un passo da Porta Palazzo - il mercato alimentare all’aperto più grande d’Europa - dal 1830 divenne polo di commercianti e viaggiatori grazie alla costruzione del nuovo Ponte sulla vicina Dora, e fu ancora più frequentato dal 1869 con l’apertura della stazione "Torino Porta Milano" che fu capolinea della ferrovia Torino-Ceres fino al 1988. Cenacolo di cultura, regala l’emozione di un tuffo nel passato: pavimento in abete, boiserie, lampade a palla, specchiere, tavoli, sedie e lunga insegna sono originali dei primi del Novecento. Cucina e bolliti piemontesi.

Ristorante Biffi in Galleria

Galleria Vittorio Emanuele II - 20121 Milano
Una storia iniziata tra i panettoni che imbandivano le tavole reali dei Savoia o dell’eroe Garibaldi e che con il tempo si è intarsiata nel brusio di un vociare conviviale con quella della nobiltà, della borghesia e dell’arte dallo scrittore De Marchi nel Secondo Ottocento ad Arturo Toscanini fino ad Ernest Hemingway nel Novecento. Lì prese vita il Salotto dell’aristocrazia industriale milanese degli anni 40, quello dei Falck, dei Melzi d’Eril, dei Belgiojoso, dei Visconti e dei Treccani, consueti a ritrovarsi tra le sue mura come raccontano le cronache dell’epoca e poi nuovamente enclave delle anime belle nelle decadi successive. Come sempre all’uscita da teatro, spesso a tardissima ora.

Due Torri Hotel

Piazza S. Anastasia, 37121 Verona VR
Ospitò Mozart tredicenne nel 1770 per il suo primo concerto in Italia, all’Accademia Filarmonica di Verona. Dal suo balcone sulla piazza, nel 1867, Giuseppe Garibaldi, in visita ufficiale, infiammò i cittadini con un discorso memorabile sull'unità d'Italia. Divenuto albergo di lusso nel 1958 e reso un vero gioiello dalla recente finissima ristrutturazione, conserva lo spettacolare salone ricco di preziosi arredi antichi, affreschi e ceramiche e ha ridonato alla città la splendida sala per gli eventi detta “Arena Casarini”, in onore del pittore che la affrescò. Sul tetto, una magnifica terrazza lanciata su tutta Verona.

Café Carducci

Via Giosuè Carducci, 12, 37129 Verona VR
Delicato locale ristrutturato in stile Anni Venti, nacque come bar del popolare quartiere “Veronetta”, sosta mattutina del vicino mercato e delle corriere e cenacolo di pittori e poeti pomeriggio e sera, tra cui Angelo Dall'Oca Bianca, che si spingevano “di là dal ponte” sull'Adige per incontrarsi e riunirsi com'era antica tradizione veronese. Conserva archi e travi delle origini, le sedie del Thonet e le lampade, l'antica insegna, protetta all'interno, e opere e scritti del Carducci nelle belle teche, raccolti durante tutta una vita dalla bisnonna, che amava molto il poeta e gli dedicò il locale. Quarta generazione.

Chat Qui Rit

Calle Tron, 1131, 30124 Venezia VE
Sull'onda del successo di “Bonjour Tristesse”, nel 1954 passava qui le serate Françoise Sagan che la rivista Elle aveva spedito in Italia a scrivere un reportage sulla Dolce vita e uscirono “Buongiorno Venezia”, “Buongiorno Capri”, “Buongiorno Napoli”; durante il Festival, s’incontravano Burt Lancaster, Luchino Visconti, Orson Welles, tutti golosi del “Gatto”, una variante dell'Americano. Simbolo veneziano del cocktail bar aggiornato oggi a “wine bar”, che già nel 1938 serviva il Mistrà, ha salvato al suo interno la bella saletta anni Trenta, incorniciandola tra i grandi cristalli delle vetrine.

Caffè Milano

Piazza Luciano Manara, 7, 24047 Treviglio BG
Nei suoi diari italiani, lo scrittore Hermann Hesse racconta la sua piacevole sosta, con un tavolino al sole e un caffè, nel 1913; si narra che lo frequentasse Mussolini quand’era convalescente in ospedale a Treviglio nel 1915 per le ferite subite all'inizio della Prima Guerra. Locale della tradizione elegante dei trevigliesi, nella piazza principale, di fronte alla basilica di San Martino, è un delicato gioiello con banconi e arredi originali d'inizio Novecento e la sala con sedie viennesi e tavolini marmo e ghisa. Regno di raffinata pasticceria, la “Turta de Treì”, dolce-simbolo della città è stata creata qui.

Ristorante Pizzeria Mattozzi

Piazza Carità, 2, 80134 Napoli NA
Amatissimo locale di letterati, artisti e politici e monumento della vera pizza, nato a inizio Ottocento come “Le stanze di piazza Carità”, ha visto le frequentazioni del ministro-filosofo Francesco De Santis, del presidente della Repubblica Alcide De Gasperi, dello scrittore Giuseppe Marotta. Due piani nell'antico palazzetto su piazza Carità che si apre sulla centralissima via Toledo. Terza generazione, fondatore nel 1984 dell'”Associazione verace pizza napoletana”, per la tutela e promozione della più vera e golosa tradizione napoletana nel mondo.

Plaza Hotel Lucchesi

Lungarno della Zecca Vecchia, 38, 50122 Firenze FI
Re Umberto I nel 1890 assistette da qui a uno spettacolo pirotecnico su piazzale Michelangelo. David Herbert Lawrence nel 1926 scrisse qui parti di “L'amante di Lady Chatterley”. Vasco Pratolini lo ha reso immortale in “Cronache di poveri amanti”. Adagiato sul lungarno, è un'architettura lussuosa in una ristrutturazione da favola, che ne ha valorizzato i pezzi originali, appliques e lampadari ottocenteschi di Murano, il superbo bar con il bancone a isola, il grande lampadario firmato Seguso e l'enorme xilografia su foglia d'oro di Giacomelli di Venezia. Una rara raccolta di memorabilia e una piscina sul roof che spazia su Firenze.

Hotel Miramonti

Via Cavagnet, 31, 11012 Cogne AO
Nato “Hotel De Londres” in onore dei clienti inglesi che iniziavano a frequentare il Gran Paradiso e italianizzato in “Miramonti” durante il Fascismo, nel 1941 ospitò per tre settimane la squadra della gloriosa Juventus che si preparava al Campionato di serie A. Proprio di fronte al “prato” e alle immense montagne, che lo scultore Giò Pomodoro amava osservare dal giardino, è molto elegante, ampliato e ristrutturato con grande stile e antichi arredi. Conserva i trofei che re Vittorio Emanuele III donò al bisnonno Celestino nel 1906 dopo una battuta di caccia. Terza generazione, di stirpe valdostana cinquecentesca.

Ristorante Arche

Via Arche Scaligere, 6, 37121 Verona VR
Storico e glorioso ristorante, accanto al porticato della casa di Romeo e a un passo dal balcone di Giulietta, è guidato dalla stessa famiglia da cinque generazioni; conserva sotto vetro il primo contratto del gas firmato da Giuseppe Gioco nel 1879. Ha messo a tavola "immortali" come Hemingway, il poeta Barbarani, il pittore Dall'Oca Bianca. D'Annunzio declamava qui poesie a suon di Valpolicella; il Nobel russo Brodskji amava il suo pesce col "sapore d'antico"; il soprano Callas era di casa. Elegante atmosfera liberty, con boiserie dei primi del Novecento.

Ristorante 12 Apostoli

Vicolo Corticella S. Marco 3, 37121 Verona (VR)
Il nome nacque, nel Settecento, dalle frequentazioni giornaliere di dodici mercanti della vicina piazza delle Erbe. Custodisce il fascino di antiche sale con volte affrescate e testimonianze romane e medioevali nelle cantine. Simbolo di tradizione e cultura, sede di un prestigioso premio giornalistico-letterario nato su suggerimento di Orio Vergani, ha ospitato, fra gli altri, D'Annunzio, Ezra Pound, Hemingway, la Callas, i Reali di Svezia, Guareschi, Fellini, Jean Gabin, Barbra Streisand. Alla guida la stessa famiglia dall'inizio del Novecento, quattro generazioni.

Hotel Excelsior Venice Lido Resort

Lungomare Guglielmo Marconi, 41, 30126 Lido VE
La Mostra del cinema nacque nel suo giardino nel 1932, senza premi né giurie: 40 film scelti dalle case produttrici e in lingua originale per concessione di Mussolini! Tra il pubblico i fratelli Lumière, il Principe di Piemonte, Maria Josè, gerarchi e donne fatali. Monumentale e splendido, tra neomoresco eclettico e Decò, suite di sogno, campi da tennis, piscine, ha ospitato Marconi, Edoardo VII, Mata Hari, Vittorio Emanuele III, la giornalista Elsa Maxwell, terrore dei divi. Churchill ne frequentò la spiaggia.

Hotel Londra Palace

Riva degli Schiavoni, 4171, 30122 Venezia VE
Nel 1877, Tchaikowsky orchestrò nella camera 106 i primi tre movimenti della Sinfonia n. 4 e D’Annunzio, ch’era quasi un habitué nei momenti di “ristrettezze”, scese qui, invitato all’inaugurazione del monumento a Vittorio Emanuele II davanti all’albergo. Nato dall’unione del Beau Rivage e dell’Hotel d’Angleterre et Pension, è oggi un gioiello di 53 lussuose camere dove si è ricreata l’atmosfera di tardo Ottocento e 100 finestre affacciate su Riva degli Schiavoni e Isola di San Giorgio. Un prezioso restauro gli ha ridonato tutto il fascino delle sue origini.

Gran Caffè Lavena

P.za San Marco, 133/134, 30124 Venezia VE
Una grande “bottega da caffe” del  1750 nell’angolo più bello di Piazza San Marco, elegante, rinomata, di fronte alla ducale Basilica, continuò la sua fortuna con Carlo Lavena dal 1860. Salotto di prestigio e di eleganza per Venezia, ideale per offrirsi anche alla clientela internazionale, specie agli illustri ospiti austriaci di alto lignaggio come i nobili dell’impero austroungarico e degli Hohenzollern .Un gioiello prediletto anche da Montesquieu e Voltaire, da Goldoni e Gozzi, da Wagner e Liszt e da molti musicisti famosi contemporanei come Rubinstein Rostropovic, Bohm, Maag, Ughi, Del Monaco tanto da essere soprannominato il caffè dei musicisti e dei letterati. Fra gli ospiti del Lavena i più recenti scrittori Moravia, Saviane, Parise.

The Gritti Palace

S. Maria del Giglio, 2467 30124 Venezia VE, Italia
Per Hemingway era "il miglior albergo della città in una città di grandi alberghi" e immaginò e scrisse gran parte di "Di là dal fiume e tra gli alberi". Somerset Maugham amava la vista dalla sua suite al tramonto. Splendido palazzo cinquecentesco sul Canal Grande, il Gritti racchiude la storia delle visite dei reali d'Inghilterra, dei duchi di Windsor, dei principi di Monaco e delle stelle di Hollywood. Tutti coccolati come re, nel lusso dell'arredo Luigi XV, con le raffinatezze della "grande cuisine" che i vecchi chef appresero dal grande Escoffier. Un attento restauro artigianale di oltre un anno lo ha riportato nel 2013 allo splendore originale.

Caffè Florian

P.za San Marco, 57, 30124 Venezia VE
Il Florian ha aperto le sue porte nel 1720: è il più antico Caffè nella storia ad aver mantenuto le sue caratteristiche, attraversando tre secoli, e nel 2020 festeggia 300 anni. Oggi, come nei tempi passati, il Florian rimane luogo d’incontro di svariati mondi, il crocevia di umori e notizie in costante cambiamento, da affari di stato a pettegolezzi locali e chiacchiere frivole sull’ultima moda. Seduti nelle magnifiche Sale, si può respirare la lunga e vivace storia della città, e non solo, che è passata davanti alle vetrate del locale. Il Florian vanta, fin dagli inizi, una clientela illustre e, ancora oggi, ci si può trovare seduti al fianco di stelle del cinema o del teatro, nonché di personalità del mondo dell’arte, della cultura, della politica e degli affari.Grazie allo storico legame con La Biennale, il Florian organizza manifestazioni culturali di alto livello, specialmente nel settore dell’Arte Contemporanea.Un servizio impeccabile e prodotti Gourmet, Lifestyle e Design in piazza San Marco, immersi nelle suggestioni fantastiche di Venezia.

Hotel Danieli, a Luxury Collection Hotel

Riva degli Schiavoni, 4196, 30122 Venezia VE,
Trecentesco palazzo in forma gotica costruito dalla famiglia dei Dogi Dandolo, già nel Quattrocento era “domus civica” per ospitare i personaggi in sosta a Venezia. Trasformato in albergo da Giuseppe Dal Niel – detto Danieli – ha ospitato Dickens, Balzac, Wagner, Mann, Proust, Faulkner, re e regine. Lussuoso e unico, è leggenda per la gelosa passione tra la George Sand e Alfred De Musset, vissuta nel 1834 nella camera numero 10; per l'amore tra D'Annunzio e la Duse; per l’incontro tra la Callas e Onassis al ballo che la giornalista Elsa Maxwell diede nel 1957 in onore del soprano.

Hotel Cavalletto e Doge Orseolo

P.za San Marco, 1107, 30124 Venezia VE
È tra i più antichi alberghi d'Italia: nel 1200, quand’era locanda, qui sostavano i dogi prima della caccia al cinghiale nella boscaglia del Lido. Citato nelle cronache d’ogni secolo: il Tassini, nelle “Curiosità veneziane” del 1863, ricorda che l’oste del “Cavaletum”, nel 1398, usava vasi da vino più piccoli del prescritto; nel 1800 venne ristrutturato con la creazione del bacino Orseolo. Tra le due guerre, fu salotto intellettuale della marchesa Casati e del Duca degli Abruzzi. Tra gli ospiti illustri Richard Strauss, più volte Hermann Hesse, Ugo Ojetti, Ettore Ximenes e Winston Churchill.

Hotel La Calcina

Sestiere Dorsoduro, 780, 30100 Venezia VE
Deliziosa testimone delle ottocentesche locande veneziane, nel 1877 ospitò per tre mesi John Ruskin, autore di “The stones of Venice”; lo scrittore Alain Buisine, in “Ciels de Tiepolo” racconta un suo risveglio qui e cita un altro ospite, il poeta Henri de Régnier; ha ispirato il saggista Philippe Sollers per trent’anni. Famoso anche il suo Caffè La Calcina – divenuto poi “Vapore” e “Cucciolo” – che fu cenacolo di artisti “scapigliati” tra cui Francesco Maria Piave, librettista di Verdi; la poetessa Marie de Régnier, amata da D’Annunzio, vi è fotografata nel 1909 con lo scrittore Jean-Louis Vaudoyer.

Ristorante Antico Martini

Calle del Caffettier, 2007, 30124 Venezia VE
Il ristorante mondano accanto al teatro dell’Opera la Fenice. In origine, era il caffè dei teatri, poiché ce n’erano vicini altri quattro. Il Risorgimento passa nel 1848: Niccolò Tommaseo e Daniele Manin vengono portati qui a spalle dai patrioti che li avevano liberati dalle prigioni austriache. Diventa Martini nel 1863: lo frequentano i commediografi Gallina, Praga, Giacosa, giornalisti e bel mondo. Nel 1927 è piano bar, requisito dagli americani durante la guerra. Dal 1952 è fra i ristoranti più raffinati a Venezia, amato da Rubinstein, Laurence Olivier, Stravinsky, Cocteau, Chaplin.

Pasticceria Barberis

Viale Luciano Oliva, 9B, 15048 Valenza AL
Caffetteria ottocentesca, poi Confetteria con liquoreria e “Fornitrice della Real Casa Savoia”, Barberis è considerata il tempio della dolcezza di Valenza, storico punto d’incontro delle grandi famiglie dell’arte orafa. Nel 2006 ha dovuto lasciare la sede delle origini. Nei nuovi locali conserva il bancone del Novecento, gli eleganti arredi di alta boiserie che risalgono alla fondazione e prosegue, con passione, la tradizione delle ricette originali elaborate in oltre un secolo di attività, tra cui la tartufata, gli amaretti, i savoiardi e il panfrutto, dolce senza burro inventato in tempo di guerra.

Ristorante Antica Locanda Mincio

Via Michelangelo Buonarroti, 12, 37067 Valeggio sul Mincio VR
Napoleone era qui, alla fine di maggio del 1796, comandante dell’Armata d’Italia, e cacciò gli austriaci al di là del Mincio. Nel 1848, fu al centro di uno scontro tra i piemontesi del generale De Sonnaz e gli austriaci. Menzionata come taverna già nel 1407, nel contratto di vendita del “Feudo di Borghetto” al patrizio veneto Contarini, fu confine tra impero austro-ungarico e Repubblica veneta. Ritrovo romantico di grandi attori, Visconti vi girò le battaglie di "Senso". Storici gli "agnolotti", ricetta importata dal mantovano e rivisitata a inizio Novecento. Dal 1919, quattro generazioni.

Liquoreria Carlotto

Via Garibaldi, 34, 36078 Valdagno VI
Aperta dai discendenti dei liquoristi viennesi Potepan, è un'istituzione veneta del buon bere che conserva intatto lo stile fine Ottocento di "bottega da vino", con le antiche botti. Di sapore liberty il bancone, lungo quanto il negozio, e le pareti con motivo a righe, decorazione scoperta dietro una specchiera durante la ristrutturazione del 1990-92 e ricreata fedelmente. Incastonata nel seicentesco Palazzo Mastini, è meta da sempre dei migliori bevitori del mondo, per la sua fine produzione che va dal Rosolio, allo Zabaione, all'Amaro '900 d'ispirazione austro-ungarica.

Antica trattoria Suban

Via Emilio Comici, 2, 34128 Trieste TS
È e rimane il locale più caratteristico di Trieste, fondato e diretto sempre dalla stessa famiglia da sei generazioni. Ambientazione e arredi sono quelli di un tempo e ad andar a pranzo da Suban, appena in collina, sembra di fare un salto indietro negli anni. La cucina interpreta il ruolo eccellente della città mitteleuropea, con piatti dell'est e dell'ovest. In questi cent'anni, personaggi di ogni campo sono saliti e lo fanno tuttora per gustare le sue ricette tipiche ed esotiche.

Confetteria pasticceria Stratta

P.za S. Carlo, 191, 10123 Torino TO
Fondata dai maestri confettieri e pasticceri Stratta e Reina, è un’istituzione per caramelle e confetti, giandujotti e praline, marrons glacés e canditi. Al Museo di Santena sono preziosamente conservate fatture intestate al conte di Cavour e da lui vistate per forniture in occasione di ricevimenti al Ministero degli Esteri. Fornitrice della Real Casa Savoia e premiata con innumerevoli onorificenze che fanno bella mostra sulle antiche scatole esposte, è un gioiello ottocentesco che conserva, splendidamente restaurati nel 2010, ambienti, arredi in stile carloalbertino e facciata originale in legno.

Grand Hotel Sitea

Via Carlo Alberto, 35, 10123 Torino TO
Lussuoso simbolo classico della più raffinata ospitalità torinese, nacque nell’edificio d’inizio Novecento di proprietà della Società Italiana Terme e Alberghi, da cui prese il nome. Ha contribuito a far conoscere e diffondere il jazz in Italia: ospitò, infatti, Louis Armstrong con la sua band nel 1935, per alcune session memorabili al Teatro Chiarella che fecero tuonare il "Minculpop" fascista e videro nascere i primi bagarini; ha visto scendere il duca di Genova e la duchessa di Pistoia, la Callas, Di Stefano, Gillespie, Ray Charles, ma anche presidenti della Repubblica e ministri come Pertini e Andreotti.

Caffè San Carlo

P.za S. Carlo, 156, 10123 Torino TO
È splendido. Quand’era roccaforte del Risorgimento, vi sostavano D’Azeglio, Cavour, Lamarmora, Rattazzi, Giolitti. Qui Crispi convinse la Sinistra a intervenire in Africa. Alessandro Dumas vi gustò il suo primo “bicerin”. L’ammiraglio Cigni e il Duca degli Abruzzi vi concepirono la spedizione nell’Artide del 1899 con la Stella Polare. Facevano sosta culturale Einaudi, Croce, De Amicis, Casorati, Gobetti, Medardo Rosso e Bontempelli. Gramsci, per anni, scrisse ogni sera a tavolino le critiche teatrali per l’Avanti! ed ebbe l’idea di fondare “L’Ordine Nuovo”.

Antico ristorante Porto di Savona

P.za Vittorio Veneto, 2, 10123 Torino TO
Nell’Ottocento, proprio davanti a questa trattoria, partivano le diligenze a cavalli che assicuravano ogni giorno i collegamenti con la Liguria e in particolare con il porto di Savona, che era di grande importanza mercantile per Torino. Già menzionato tra le trattorie nella “Guida di Torino” di Gerolamo Marzorati del 1864, conserva sale e arredi in stile ottocentesco originale con delicati accenni Liberty, come il lambris della scala, e squisita cucina piemontese. Per anni mèta gastronomica dello scrittore Mario Soldati, è cenacolo di cultura e spettacolo, con Luis Sepulveda, Nanni Moretti, Raoul Bova.

Caffé Platti

Corso Vittorio Emanuele II, 72, 10121 Torino TO
Simbolo di tre epoche: la sala pasticceria con il ricercato arredo Luigi XVI della ditta Valabrega; la sala caffè con il banco bar Anni Venti e il soffitto a stucchi di disegno barocco e tinte pastello; la sala con spunti Decò e accenni razionalisti creata dopo il 1930. Tutto splendidamente restaurato, anche la perfetta vetrina. Sostavano i fondatori della Fiat e della Lavazza; veniva a leggere Luigi Einaudi, secondo presidente della Repubblica Italiana; a scrivere Cesare Pavese, che incontrava l’editore Giulio Einaudi. Per decenni è stato il rito della cioccolata calda dopo l’ultima ora del Liceo D’Azeglio, che ha sfornato molte classi dirigenti di Torino.

Pasticceria Pfatisch Torino

Via Paolo Sacchi, 42, 10128 Torino TO
La storica Pasticceria Pfatisch è stata inaugurata nel 1915 dal famoso maestro di origine bavarese Gustavo Pfatisch. Dal 1921 l'attività venne trasferita nella sede attuale di Via Sacchi 42, nello splendido edificio liberty firmato dal famoso architetto Pietro Fenoglio, in pieno stile Art Déco. L’antico laboratorio, nato come fabbrica di cioccolato e confetteria, oggi rappresenta un perfetto museo del cioccolato di inizio del secolo scorso. Eccellenza nella produzione di gianduiotti, tavolette, creme da spalmare e pralineria, come nelle torte e nella pasticceria salata, ideata all’inizio anni ’50. Fiore all’occhiello “Il Festivo”, l’intramontabile torta nata agli inizi degli anni ’60, sempre presente nel cuore dei torinesi. La pasticceria Pfatisch è stata dichiarata Locale storico d’Italia e patrimonio culturale,"Fornitori della Real Casa”.

Caffè Mulassano

P.za Castello, 15, 10124 Torino TO
Bancone in onice di Numidia con decorazioni in bronzo, soffitto a cassettoni legno-e-cuoio, pareti con specchi e boiserie, decorazioni scolpite in legno e dorate a polvere. E una facciata in legno, con bussola e ampie vetrate. Liberty straordinario creato dall’ingegner Vandone insieme ai migliori artigiani, progettato “a moduli” per poter essere smontato e rimontato altrove. Restaurato nel 1978 e nel 2010, per i torinesi è un simbolo. Qui furono inventati i tramezzini. E, fino al 1926, dietro spesse tende rosse, prendeva il caffè Casa Savoia. Gozzano lo amava; Macario vi trovava spunti per le sue macchiette, Soldati e Arpino erano di casa.

Caffè gelateria Fiorio

Via Po, 8, 10123 Torino TO
Carlo Alberto di Savoia, ogni mattina, prima delle questioni di Stato, chiedeva che cosa si dicesse al Fiorio, perché era il circolo dei più influenti conservatori, come Prati, Collegno, Balbo, Lisio, Santarosa, per i quali la libertà era una lenta conquista civile a cui bisognava allenare il popolo perché non la sciupasse. Lo frequentarono Cavour, Rattazzi, D’Azeglio. Fu “casa” del povero epigrammista Baratta. Dal 1930, la sala “Il Vagone” ospitò riunioni antifasciste. Sapore sette-ottocentesco; bancone in marmo giallo del 1920 e bussola d’ingresso laterale liberty. Conserva i segreti dei gelati più famosi di Torino, amati da Nietzsche.

Ristorante – Caffè Del Cambio

Piazza Carignano, 2, 10123 Torino TO
Casanova ne parla nelle sue Memorie. Lo frequentavano statisti e ministri del Risorgimento come Rattazzi, Lamarmora e Depretis. Dal 1852 al 1861, Camillo Benso conte di Cavour, presidente del Consiglio del Regno, faceva qui, ogni giorno, la storia in punta di forchetta, ed è raffigurato in un'allegoria con il fido Costantino Nigra. Mario Soldati gli ha reso tributo d’affetto in un racconto e in un romanzo. Oggi, con sapiente restauro e spirito moderno, accoglie nella storica splendida sala Risorgimento, nelle nuove sale con opere di grandi artisti contemporanei e nella boutique gourmet nata nell'attigua antica farmacia. Altissima cucina.

Caffè Al Bicerin

Piazza della Consolata, 5, 10122 Torino TO
Caffè, cioccolato e crema di latte, serviti con un gustoso “armamentario” ch’è divenuto un’istituzione. È il “bicerin”, golosa tradizione torinese, nata tra i muri di questo Caffè, dove sostavano il patriota Silvio Pellico e il compositore Giacomo Puccini, che abitavano vicinissimo, il filosofo Nietzsche, il ministro Cavour, il poeta Gozzano, gli scrittori Calvino e Soldati e la regina del teatro di rivista Wanda Osiris. Qui lo scrittore Umberto Eco ha ambientato il suo romanzo “Il Cimitero di Praga”. Originali l’esterno e l’interno, che documentano fedelmente l’aspetto tradizionale delle cioccolaterie torinesi dell’Ottocento.

Caffè pasticceria Baratti & Milano

P.za Castello, 27, 10123 Torino TO
Ferdinando Baratti ed Edoardo Milano, nel 1858, aprirono un piccolo negozio in via di Dora Grossa, oggi Garibaldi; nel 1875, col successo, trasferirono la confetteria in Galleria Subalpina e, per l’Esposizione Universale del 1911, ampliarono col Caffè sotto i portici di piazza Castello. Gioiello liberty, opera dell’architetto Casanova e dello scultore Rubino per i bassorilievi in bronzo, con esterni e interni di straordinaria ricchezza decorativa, tra marmi intarsiati, stucchi, lacche, rare stoffe, arredi in mogano. Amato da Mascagni e Gozzano, che qui compose la poesia in rima "le golose" su donne e dolcezze.

Confetteria Avvignano

Piazza Carlo Felice, 50, 10121 Torino TO
Capolavoro di decorazione, realizzato nel 1926 da Silfredo Avvignano quando rilevò la preesistente rivendita di liquori di Antonio Prunotto. Danneggiato nella seconda guerra e subito ripristinato, è tornato splendido grazie al restauro di grandi esperti nel 1989. All’esterno, marmi, cornice in stucco e bussola d’ingresso in legno ottone e cristallo; vetrina con mensole dorate e ripiani in cristallo; bancone in legno e marmo Verde Alpi, lacche e dorature, volta a stucchi, mobile vetrina di rara fattura. Da visitare e da gustare, tra squisiti gianduiotti e pralineria.

Caffè confetteria Abrate

Via Po, 10, Torino, 10123 TO, Italia
Ristrutturato e ampliato rispetto all’originale Ottocentesco, presenta arredi e vetrine degli anni Venti e Trenta del Novecento e cimeli e suppellettili d’epoca. Ai tempi dei Savoia, era fornitore ufficiale delle colazioni per i Principi che si formavano alla "Scuola Regia di Cavalleria", servite su un vassoio d’argento. La sua squisita tradizione pasticcera e confettiera ha addolcito i grandi in tournée al Teatro Regio, come Puccini, Rossini e Tamagno, e i grandi del Regno d`Italia, tra cui Lamarmora, Ricasoli, Rattazzi e Menabrea.

Grand Hotel Des Iles Borromées

Corso Umberto I, 67, 28838 Stresa VB
Fiabesco, creato da cinque fratelli patrioti allo scoccare del Regno d’Italia, era l’albergo della nobiltà europea. Nel 1870, Alessandra, granduchessa di tutte le Russie, con un diamante incise il nome sul vetro di una finestra. Nel 1884, si firmò qui il documento che portò a creare il traforo del Sempione. Durante la Conferenza di Stresa del 1935, che cercò di frenare la Germania hitleriana, era l’albergo ufficiale di delegazioni, capi di stato e ministri. Per l'Aga Khan, D'Annunzio, Rockefeller, Sacha Guitry era un paradiso. Hemingway lo ricorda in “Addio alle armi”. Atmosfera liberty e spa d’alto livello.

Ristorante O’ Parrucchiano

Corso Italia, 71, 80067 Sorrento NA
Creato da Antonino Ercolano, che rinunciò a diventare prete ma mantenne tutta la vita il soprannome di “parrucchiano” (parroco), è un monumento della gloriosa stagione turistica d’inizio Novecento. Unico, con la maestosa sala a piano terra che ricorda un castello e la scalinata che conduce al grande giardino d’inverno, immerso a sua volta in un giardino di aranci, limoni, palme, rododendri, glicini e rose. Depositario di antiche ricette della penisola sorrentina, ha ospitato il Principe di Piemonte, Primo Carnera e Joe Louis, Anthony Quinn e Gina Lollobrigida. Quattro generazioni.

Ristorante O’ Canonico 1898

Piazza Torquato Tasso, 5, 80067 Sorrento NA
Con i suoi oltre cento anni e la centralissima posizione su piazza Tasso è uno dei protagonisti della storia del turismo sorrentino, già citato nel 1920 nella Guida “L’Italie en volume” del Touring Club francese. Nato col nome di “Al Campidoglio”, ma noto come “O’ Canonico” per i trascorsi ecclesiastici del primo proprietario, era in origine una “cantina”, dove si mescevano vini locali accompagnati da semplici pietanze della tradizione, le cui ricette sono giunte sino a noi. Produce oltre 50 rosoli di antica tradizione contadina e vanta una carta dei vini spessa come un volume.

Hotel Imperial Tramontano

Via Vittorio Veneto, 1, 80067 Sorrento NA
Creato dalla famiglia Tramontano collegando nobili ville sul mare - in una nacque Torquato Tasso - ospitò de Lamartine, Byron, Scott, Shelley e, nel 1829, lo scrittore Fenimore Cooper. Era una “reggia” d'Europa: il futuro Edoardo VII scese nel 1862; nel ’71, l’imperatrice Maria Alessandra di Russia sostò due mesi col seguito, ricevette Vittorio Emanuele II, e la figlia granduchessa Maria si fidanzò qui col duca di Edimburgo. Ibsen vi terminò “Gli Spettri” nel 1881. "Turna a Surriento" venne cantata qui per la prima volta nel 1902 per il presidente del Consiglio Zanardelli. Stile classico e alto livello.

Grand Hotel Excelsior Vittoria

Piazza Torquato Tasso, 34, 80067 Sorrento NA
Folgorato dal Cristianesimo, Wagner decise qui che avrebbe concluso il Parsifal. Scesero Margherita di Savoia nel 1883, re Vittorio Emanuele III, l’imperatrice d’Austria nel 1889, Elena d’Aosta nel 1905 e re Gustavo di Svezia nel 1930, Verdi e Marconi. Nel 1944-45, requisito come “rest-camp” dagli americani, ospitò il generale Clark, comandante della V Armata che sbarcò a Salerno. Intatta la suite dove Caruso trascorse gli ultimi mesi, amata da Pavarotti, Bocelli e Dalla, che qui scrisse la celebre “Caruso”. Arroccato sul mare come una cittadella, prezioso, elitario ed elegante, conserva stile Ottocento e un giardino d’inverno liberty.

Hotel Bellevue Syrene

Piazza della Vittoria, 5, 80067 Sorrento NA
Nacque da una dimora settecentesca sorta sulle rovine della villa del figlio adottivo dell’imperatore Augusto: il poeta de Lamartine era già qui nel 1820, Luigi II di Baviera nel 1853, l’imperatrice Eugenia, moglie di Napoleone III, nel 1868, il presidente spagnolo Castelar nel 1875; all’inizio del 1900, re Paolo di Grecia e Vittorio Emanuele III. Marguerite Yourcenar nel 1938 scrisse qui “Il colpo di grazia”. A picco sul mare, è un raffinato Ottocento rivisitato, ricco di opere d’arte e antiquariato, con grotte e ninfei d’epoca romana nella discesa alla spiaggia.

Caffè Grande Italia

Piazza Giosuè Carducci, 24, 25019 Sirmione BS
Ezra Pound, entusiasta di Sirmione, lo frequentò nel 1920. D'Annunzio veniva con l’autista dal Vittoriale per un caffè al tramonto. Carducci vi capitò quand’era commissario d'esame a Desenzano, dove fece tremare i professori d’un liceo che erano quasi tutti preti. Toscanini c'indugiò a tavolino gli ultimi anni. Maria Callas trascorreva qui serate familiari con il marito Meneghini. Naomi Jacob strinse grande amicizia con i proprietari lasciandone testimonianza in un’autobiografia. Così è il Grande Italia, da fine Ottocento, amabile depositario di memorie illustri, conservate attraverso cinque generazioni di una stessa famiglia.

Hotel Catullo

Piazza Flaminia, 7, 25019 Sirmione BS
Testimoniato dall'antica "licenza politica per apertura di nuovo esercizio pubblico", del 10 febbraio 1888, il Catullo è uno degli alberghi più antichi della penisola gardesana. Che, in rapporto al territorio, ha il primato del numero di locali storici italiani. Incastonato in un rigoglioso giardino sul lago, è stato tra i pionieri del turismo ottocentesco proveniente dal nord Europa, con una tradizione di clienti famosi che continua tutt'oggi.

Pasticcerie Rossignotti

Viale Dante Alighieri, 2, Sestri Levante, 16039 GE, Italia
Tre negozi tutti originali. A Sestri Levante, nel caruggio XXV Aprile, la pasticceria del 1840, con arredi dipinti; in via Dante, quella del 1900, con arredi in pitch-pine tirati a gommalacca; liberty lo specchio sagomato; art nouveau i vasi di Baccarat e le statue delle Quattro Stagioni in vetrina, ordinati a Parigi dalla nonna Emilia Costa, che ideò il negozio. Del 1929 la pasticceria di Riva Trigoso, progettata dall’architetto Giulio Rossignotti, fratello del nonno Giacomo. Crema, sfoglie, cannoli e mille torroni e torroncini, che conquistarono Roosevelt, la Garbo e Marconi. Sei generazioni.

Pasticceria Gemmi il Loggiato

Via Mazzini, 21, 19038 Sarzana SP
Fondata in epoca napoleonica da pasticceri svizzeri e guidata dal 1934 dalla stessa famiglia, è depositaria della storica arte dolciaria di Sarzana, con la spungata sarzanese e il tipico buccellato. Incorniciata in un antico palazzo del centro storico, la pasticceria è oggi arricchita dal loggiato cinquecentesco, dove, oltre la degustazione e la buona cucina, si possono godere eventi culturali di prosa e musicali, tra cui l'annuale Concorso internazionale per giovani cantanti lirici.

Grand Hotel Miramare

Via Milite Ignoto, 30, 16038 Santa Margherita Ligure GE
Palazzo bianco affrescato con trompe l’oeil e decorazioni floreali; saloni e ristorante con preziosi arredi, marmi, stucchi, affreschi. Con un parco sul mare e splendidamente restaurato, è lussuoso testimone del Liberty nel Tigullio. Dalla terrazza, nel 1933, Marconi trasmise, primo al mondo, segnali radio telegrafici e radio telefonici alla distanza di 150 chilometri. Nel 1951, ospitò la conferenza internazionale per il “Pool del Carbone e dell’Acciaio”, con i primi ministri De Gasperi e Pleven; poi l’imperatore d’Etiopia Hailé Seilassié e re Hussein di Giordania.

Royal Hotel Sanremo

Corso Imperatrice, 80, 18038 Sanremo IM
Maestosa facciata liberty rivolta al mare, splendidi saloni, un parco da sogno e la prima piscina con acqua di mare, firmata da Gio Ponti. Fondato da Lorenzo Bertolini, creatore del Royal di Courmayeur, ha ospitato “Sissi” imperatrice d’Austria, re Farouk, Hassan II del Marocco, Rania di Giordania, Mascagni, Giordano, von Thiessen, Sabin. Ricostruito dopo la guerra e arricchito con lo splendido Ristorante “Fiori di Murano” nel 1946, è casa dei grandi artisti che partecipano al Festival della Canzone. Alta classe, servizio d'altri tempi, Royal Wellness. Quinta generazione.

Hotel Ristorante Albergo Italia al Colle del Gran San Bernardo

Colle del Gran San Bernardo 2, 11100 Saint Rhémy En Bosses (AO)
Immerso in uno scenario straordinario, è simbolo dell'ospitalità alpina e unico albergo italiano sul Colle del Gran San Bernardo. Con la cordialità della terza generazione della famiglia del fondatore, conserva le boiseries originali, le 16 romantiche camere e le ricette della tradizione che affascinarono Truman Capote, Liz Taylor e Richard Burton, il generale Montgomery, il maresciallo Graziani, Palmiro Togliatti e il Duca d'Aosta. E' aperto dall'inizio di giugno a metà settembre.

Ristorante Corona

Via Vittorio Emanuele, 14, 15056 San Sebastiano Curone AL
Era una locanda sull'antichissima "Via del sale" che, fino al Settecento, collegò Genova al nord Italia per il trasporto del prezioso conservante dei cibi. E' sempre della stessa famiglia dalle origini. A metà Ottocento, il bisnonno Giovanni fu cuoco-bersagliere del generale Lamarmora nella Guerra di Crimea. Lo frequentarono D'Annunzio, il generale Cadorna, l'editore Ricordi, il ciclista Coppi che era della zona. Tradizione piemontese-ligure e un bel diploma della Regina d'Inghilterra del 1857.

Ristorante locanda Parco Gambrinus – Residenza d’epoca

Gambrinus, Via Capitello, 18, 31020 San Polo di Piave TV
“Fermati o passegger un sol momento se dal Gambrinus vuoi partir contento” era l’enorme scritta ottocentesca sulla facciata della locanda, dove i viaggiatori si ristoravano sotto le querce del Lia e con la birra tenuta al fresco nel torrente. Leggenda della tradizione veneta e trevigiana e degli inimitabili gamberi rossi di fiume, ha ospitato Indira Gandhi, Christian Barnard, Toti Dal Monte. Promotore di cultura con il “Premio Gambrinus Giuseppe Mazzotti”, avvolto in un parco, nel 2003, accanto al ristorante, ha riaperto l'antica locanda, con sei meravigliose camere e suite. Seconda e terza generazione con uno chef di alta creatività artistica.

Antica osteria La Rampina

Via Rocca Brivio, 20098 San Giuliano Milanese MI
Nel 1515, la battaglia di Marignano, a seguito della quale i Francesi s'insediarono in Lombardia, venne combattuta nei pressi dell'Osteria, che già mesceva da anni. Il generale Radetzky la requisì con le truppe nel 1848, nel pieno delle Cinque Giornate di Milano. E, insieme all'elenco degli osti che l'hanno posseduta dal 1706, la Rampina conserva la struttura di antica cascina lombarda e i piatti della tradizione.

Pasticceria Roletti 1896

Via Carlo Alberto, 28, 10090 San Giorgio Canavese TO
Legata a doppio filo alla vicina residenza sabauda di Agliè, fornitrice della Real Casa e del Duca di Genova, ha avuto tra i clienti illustri la regina Margherita di Savoia e la bellissima duchessa di Pistoia che, con la scusa di comprare i biscotti a lei dedicati, incontrava qui i suoi amori. Preferita anche da Gozzano, è un gioiello, col palazzo in stile Secessione viennese e il negozio secondo il gusto dell’epoca, progettati a inizio 1900 da Antonio Roletti, fratello del fondatore Giuseppe. Quarta generazione, depositaria di storiche ricette della pasticceria del Piemonte torinese.

Grand Hotel Cocumella

Via Cocumella, 7, 80065 Sant'Agnello NA
Capolavoro del Seicento napoletano, nato come residenza climatica per la convalescenza dei Gesuiti. Fiabesco, conserva sale e spazi d’eleganza nobiliare, il chiostro trasformato in salone, il giardino con l’agrumeto e l’antica chiesa a tre altari, tra le più belle della penisola sorrentina. Ha ospitato il generale Murat, il duca di Wellington, lord Russell, Leopoldo Borbone, Mary Godwin, moglie del poeta Shelley, e Hans Christian Andersen. Sede del Comando alleato inglese, tra i primi ospiti postbellici ebbe Moravia. Antichissima la calata a mare dalla terrazza lanciata sul Golfo di Napoli.

Caffè pasticceria Tagliaferri

Piazza Santi Anargiri, 6, 87067 Rossano CS
Nel centro storico della città bizantina, inserito nel bel palazzo del Comune, è alla quarta generazione. Restaurato, conserva un elegante fascino classico, con arredi legno e marmo, sedie e tavolini d’epoca, soffitti in stucco veneziano e una preziosa produzione natalizia di torroni storici, come il “torrefatto” con le arachidi, la “giuggiulena” o “cubbaita” con semi di sesamo, il “torrone gelato” e il croccante di mandorle alla cannella. Fino al 1960, è stato la piacevole “succursale” del Tribunale, che aveva sede nel palazzo, con la frequentazione dei più illustri avvocati del Sud.

Hotel Quirinale

Via Nazionale, 7, 00184 Roma RM
Mascagni, Puccini e Verdi lo scelsero durante le loro tournée perché l’albergo e l'adiacente Teatro dell'Opera erano collegati da un passaggio, che oggi attraversa il giardino. E una grande targa ricorda che proprio Verdi, alle finestre dell'albergo, fu acclamato dai romani dopo la prima del Falstaff, nel 1893. Durante il Regno d’Italia, era frequentato dai Savoia, Caterina di Russia, dai principi Colonna, Torlonia, Odescalchi. Requisito alla fine della seconda guerra, divenne quartier generale delle truppe neozelandesi e australiane. Elegante, in stile Impero, ricco di arredi d’epoca e di fascino.

Ristorante La Matriciana

Via del Viminale, 44, 00184 Roma RM
È nella leggenda della nascita dei bucatini all’amatriciana. Nata come trattoria nell’anno dell’annessione di Roma al Regno d’Italia, divenne cenacolo di artisti nel 1880 quando, di fronte, s’inaugurò il Teatro Costanzi, divenuto Teatro Reale dell’Opera nel 1928. Nel dopo-spettacolo, ha messo a tavola i più bei nomi della lirica, come Mario Del Monaco, Maria Callas, Carla Fracci, il regista Zeffirelli, e della prosa. Insieme a profumi e sapori della tradizione romana, conserva stile, vetrine, struttura, arredi e persino la cabina telefonica degli anni Trenta del Novecento.

Hotel ristorante Massimo D’Azeglio

Via Cavour, 18, 00185 Roma RM
Tra i più antichi ristoranti di Roma - secondo alcuni origina da una taverna aperta sulla piazza Esquilino per il Giubileo del 1600 - dal 1875 il Ristorante Massimo d’Azeglio è stato tra i protagonisti dei primi anni di Roma Capitale. A pochi passi dalla stazione Termini è stato frequentato e amato negli anni da ospiti illustri quali Pietro Mascagni, il Generale Diaz, i Reali del Montenegro, Louis Armstrong e Pier Paolo Pasolini, ed è di proprietà della famiglia Bettoja da 5 generazioni. Conserva al suo interno l’autentica atmosfera di “fin de siècle”: il ristorante è decorato da 78 formelle del celebre artista Alfredo Biagini, una raccolta di ritratti risorgimentali, quadri ottocenteschi.

Ristorante Checchino dal 1887

Via di Monte Testaccio, 30, 00153 Roma RM
La celebre "coda alla vaccinara", opera della bisnonna Ferminia, è nata qui, un tempo osteria frequentata dai "vaccinari" (macellai) del vecchio mattatoio della Capitale. È un'istituzione della cucina romanesca, con le incredibili cantine ricavate tra i cocci degli 86 milioni di anfore che, in epoca romana, formarono il Monte Testaccio e che sono oggi monumento storico-archeologico italiano. Tra le forchette illustri Starace, Einaudi, il principe Borromini, lo scrittore M.V.Montalban, che gli ha reso omaggio in un romanzo. Cinque generazioni della stessa famiglia.

Antico Caffè Greco

Via dei Condotti, 86, 00187 Roma RM
La mente di Roma vive qui da duecentocinquant’anni nella celeberrima saletta “omnibus”, dove passarono Liszt, Bizet, Wagner, Goethe, Casanova, Stendhal e persino Buffalo Bill. Gogol scrisse qui un romanzo; a Passini e Guttuso ispirò un quadro. È un monumento della Capitale, dove hanno fatto sosta tutti i grandi pensatori, artisti, letterati e patrioti, corroborati dallo scambio d'idee e dalla bevanda orientale e dove pulsò anche il cuore Risorgimentale. E se un cardinale siede al Greco? La leggenda vuole che diventi papa. Accadde a Gioacchino Pecci, divenuto Leone XIII

Ristorante da Ö Vittorio

Via Roma, 160, 16036 Recco GE
Nonostante i 27 bombardamenti che martoriarono Recco durante la seconda guerra mondiale, conserva al suo interno l’antica palazzina rosa delle origini e la saletta che un tempo era ingresso della trattoria. È cenacolo della focaccia al formaggio e degli antichi sapori liguri. Moltissime le foto di soste illustri, tra cui Elettra Marconi, il Presidente della Repubblica Luigi Einaudi, Tara Gandhi, Bartali e Coppi, Tognazzi e Vianello, Gassman, Manfredi, Wanda Osiris, Dizzy Gillespie e Luigi Tenco. I cantautori Fossati e Darling hanno ringraziato per l’ispirazione. Quattro generazioni della famiglia del fondatore Vittorio.

Ristorante Manuelina

Ristorante Manuelina, Via Roma, Recco, GE
Osteria sulla via dell’entroterra, dove si giocava alla morra e si beveva; primi clienti furono i comandanti di navi, abitanti a Camogli, Bogliasco, Sori, che ne divulgarono la nomea. Durante la Belle Epoque, la scoprirono gli industriali Ansaldo, Costa, Dufour, in vacanza in Riviera; nel 1960-70, i suoi concorsi gastronomici recchesi fecero conoscere trofie e focaccia al formaggio e fu cenacolo di attori di prosa in tournée a Genova: fedeli erano Pani, Scotti, Buazzelli, Fabrizi, Villaggio. Oggi è una cittadella del gusto guidata dalla quarta generazione della fondatrice Manuelina e sede del Premio Rebora per la civiltà della tavola.

Excelsior Palace Hotel

Via San Michele di Pagana, 8, 16035 Rapallo GE
Lussuoso complesso liberty sul mare, era il mitico Kursaal, primo Casinò in Italia nel 1902. Facciate, ornamenti, saloni testimoniano la raffinatezza dell’epoca. Nel 1914, fu il set di uno dei primi film in esterno, "Battesimo di nave". Nel 1917, fu sede del Convegno di Rapallo, col quale Italia e alleati cercarono una strategia dopo la disfatta di Caporetto: nacque il Consiglio supremo della Guerra, che si riunì poi a Versailles con gli Stati Uniti. Tra gli ospiti, Eleonora Duse, Duca di Windsor e Wallis Simpson, Re Farouk, Hussein di Giordania, Costantino di Grecia, Rita Hayworth, Hemingway e Marconi. Thornton Wilder lavorò qui a “The Matchmaker”.

Ristorante Erasmo

Via Nazionale, 1782, 55100 Ponte a Moriano LU
Sette generazioni. Il Registro degli Albergatori del Ducato di Lucca racconta che già nel 1760 Erasmo Marcucci serviva pesce fritto del Serchio, offriva alloggio e cambio di cavalli. Allora era “Trattoria La presa dell’acqua” perché vicina alla fonte pubblica. Il poeta Giovanni Pascoli sostava qui col calesse; Lorenzo Viani, ancora sconosciuto, disegnò sul retro dei piatti e in cucina lavarono via tutto! Lo hanno amato Soldati, De Sica, la Lollobrigida, Mastroianni e Monicelli. Conserva antichi documenti, la struttura delle origini e un giardino con platani secolari. Ricette della tradizione lucchese.

Caffè dell’Ussero

Palazzo Agostini - Lungarno Pacinotti 27, 56126 Pisa (PI)
Un monumento della cultura italiana, nel quattrocentesco Palazzo Agostini sul Lungarno. Colmo di gloriosi ricordi degl’illustri frequentatori risorgimentali, quand’erano studenti: Domenico Guerrazzi, sospeso dall’università per aver declamato qui una notizia sui moti carbonari; Giuseppe Montanelli, volontario a Curtatone e Montanara; Giuseppe Giusti, che lo rese famoso nelle “Memorie di Pisa” del 1841; Renato Fucini, Giosuè Carducci, che qui creò un poema eroicomico. E Mazzini, il garibaldino Abba e Ruskin. Nel 1839, fu sede di riunioni del primo Congresso Italiano degli Scienziati. Sette generazioni.

Royal Victoria Hotel

Lungarno Antonio Pacinotti, 12, 56126 Pisa PI
Bisogna risalire fino all’anno 1050 per scoprire il nucleo più antico di questo albergo, le cui origini si perdono nella storia di Pisa. È in questa città straordinaria, infatti, che Pasquale Piegaja decise di aprire un albergo che rispondesse ai più alti standard internazionali. Nel 1839 qui si svolse il primo Congresso degli Scienziati Italiani, e già nella prima metà del XIX secolo l’originale locanda si trasformò un grand hotel moderno. Da allora le stanze del Royal Victoria hanno ospitato i più raffinati intellettuali europei e americani, da Roosevelt a Puccini, da Zola a Pirandello. Ancora oggi alcune camere si trovano in una torre del X secolo, mentre i mobili e le vetrate ci raccontano la storia del liberty. A prendersene cura è la sesta generazione della stessa famiglia, con immutata passione.

Grand Hotel Vittoria

Piazzale della Libertà, 2, 61121 Pesaro PU
Mitico villino Liberty affacciato sul mare, con 27 camere preziosamente arredate, conserva il salone originale con colonne e stucchi e molti arredi Art Nouveau della nobile famiglia che lo possiede dalle origini. È il più antico albergo di Pesaro e fu anche Casinò fino alla prima guerra mondiale. Ha offerto ospitalità ai Rothschild e all'Aga Khan, a tutti gli uomini di Governo in sosta a Pesaro e ai grandi artisti in scena al Rossini Opera Festival. Pavarotti, Katia Ricciarelli, Montserrat Caballé sono stati festeggiati al Vittoria. Fedeli, per anni, furono Pirandello e il maestro Riccardo Zandonai. Cinque generazioni.

Pasticceria Sandri

Corso Vannucci, 32, 06100 Perugia PG
Soffitti a volta affrescati da un allievo del Brugnoli, con decorazioni e stemmi svizzero e sabaudo; arredi liberty in massello di noce, con marmi e cristalli, tutto tra Otto e Novecento. Fondata da Giacomo Schucani, venuto da Sent, nei Grigioni, è tuttora guidata dalla sua quinta generazione. Istituzione di Perugia, scambiò con Franz Sacher la ricetta della famosa torta con la propria “Bignè alla Pompadour”; lanciò il catering per i grandi ricevimenti dopo la seconda guerra, addolcì Bacchelli, Malaparte, von Karajan, re Gustavo di Svezia. Regno di delizie e cioccolata.

Pasticceria Vigoni

S.da Nuova, 110, 27100 Pavia PV
Splendido esempio Liberty, con banconi a motivi floreali, pavimenti, soffitto e persino illuminazione originali d’inizio Novecento. Il fondatore Enrico Vigoni creò qui il dolce-simbolo di Pavia, la Torta Paradiso, con un ingrediente segreto che la faceva arrivare sempre fresca anche all’estero, e che vinse medaglie d’oro all’Esposizione Internazionale di Milano del 1901, 1902 e 1906. Di fronte all'antica Università, è l'offelleria dell'Ateneo e sede di incontri culturali e, da generazioni, fornitrice ufficiale di un altro locale storico: il Grand Hotel Miramare di S. Margherita. Cinque generazioni.

Grand Hotel Villa Igiea

Salita Belmonte, 43, 90142 Palermo PA
Capolavoro liberty fiabesco dell'architetto Ernesto Basile. Da sogno la sala degli affreschi di E. De Maria Von Bergler, la sala da pranzo, arredi e decorazioni in legno della ditta Golia-Ducrot (che realizzò gli arredi liberty di Montecitorio), lampadari firmati Caraffa, ceramiche Florio, ferri battuti di Salvatore Martorella. Nato come elitaria casa di cura e trasformato in albergo di lusso da Ignazio Florio - creatore, tra l'altro, dell'omonima "Targa" – ha ospitato il Kaiser Guglielmo II, lo Zar di Russia, Edoardo VII d'Inghilterra. In un parco sul mare, è frequentato dall’élite.

Grand Hotel et Des Palmes

Via Roma, 398, 90139 Palermo PA
Wagner, nel 1882, vi ultimò il Parsifal e Renoir venne a ritrarlo. Il presidente del Consiglio Crispi teneva qui lezioni di politica. Guy de Maupassant lo descrisse mirabilmente in “La vie errante”. Dopo lo sbarco americano, fu quartier generale del colonnello Poletti, capo del Comando militare alleato. Nato da un nobile palazzo neoclassico-barocco, unito con segreto passaggio a una chiesa anglicana, l'albergo è espressione dell'architetto del Liberty Ernesto Basile, che trasformò la hall e ornò il "Salone caminetto" con lo stesso soffitto intarsiato che progettò per Montecitorio, sede del Parlamento italiano.

Ristorante Casa del Brodo “dal Dottore”

Via Vittorio Emanuele, 175, 90133 Palermo PA
Durante un’epidemia a Palermo all’inizio del 1900, gli avventori si accorsero del potere ricostituente di quell’ottimo brodo di carne e la trattoria divenne famosa, soprannominata “dal dottore” per i camici bianchi indossati dai proprietari, che dispensavano anche saggi consigli per la salute. È un’istituzione palermitana d’impronta liberty: nel 1940, la contessa Franca Tasca d’Almerita mandava a prendere il brodo per le minestre di palazzo; il lesso con patate ha conquistato Rod Steiger, Raf Vallone, la Cardinale, la Tebaldi. Con passione, in cucina e sala quarta e quinta generazione.

Ristorante Antica Focacceria San Francesco

Via Alessandro Paternostro, 58, 90133 Palermo PA
Semplice e unica, con la cucina in ghisa a vista firmata Fonderie Florio 1834 e tavoli marmo-e-ghisa della Fonderia Oretea, più un tocco liberty aggiunto nel 1902. È Risorgimento palermitano: Ruggero Settimo, nel 1848, vi festeggiò l’elezione a capo del governo siciliano; la leggenda narra che rifocillò Garibaldi durante la conquista di Palermo con i Mille nel 1860; Francesco Crispi sostava per discutere di politica. Alla quinta generazione, custode di antichissimi sapori come “guastedde” e “pane ca meusa”, sfincione, panelle e crocchè di patate, anelletti al forno e sarde “a beccafico”.

Osteria della Villetta

Via Guglielmo Marconi, 104, 25036 Palazzolo sull'Oglio BS
Delicata palazzina liberty, è tra le ultime osterie ferroviarie italiane, di cui conserva, con eleganza, ambienti, arredi e vetrate originali d’inizio Novecento, insieme a squisite ricette di famiglia. Sorse originariamente, nella seconda metà dell'Ottocento, sulla Imperial-Regia Privilegiata Strada Ferrata Ferdinandea Lombardo-Veneta, la prima ferrovia Venezia-Milano. Dagli anni Sessanta del secolo scorso, è stata cenacolo di pensiero artistico, con Restani, Pomodoro, Mendini, Rotella, Kostabi, i cui omaggi spiccano alle pareti. Al timone e in cucina la quarta generazione.

Caffè Pedrocchi

Via VIII Febbraio, 15, 35122 Padova PD
Creatura straordinaria di Antonio Pedrocchi e dell’architetto veneziano Jappelli, ha l’imponenza di un tempio, con le magiche sale greca, romana, ercolana, rinascimentale, moresca, egizia e “Rossini”. Ospita il Museo del Risorgimento nelle sale superiori accanto al piano nobile, aperte nel 1842, periodo in cui fu sede ideale degli studenti-patrioti. Nel 1845 Berti, Crescini e Stefani crearono qui “Caffè Pedrocchi”, settimanale satirico-patriottico. Hanno sostato tutti i Savoia, Carducci, Giacosa, la Duse. Neoclassico, con il “Pedrocchino” in neogotico, è centro politico, universitario, giornalistico e promotore d’intense attività culturali.

Albergo Palazzo Seneca

Via Cesare Battisti, 12, 06046 Norcia PG
Storico albergo con posta dei cavalli sul confine del Regno delle Due Sicilie, è guidato dalla quinta generazione della stessa famiglia che lo aprì come “Albergo Posta” nel cinquecentesco Palazzo Seneca e lo arredò con preziosi mobili che erano nell’antica dimora. Pioniere dell’ospitalità di classe e mèta della nobiltà umbra, ha visto miti come Carnera, attori e registi come Gassman e Antonioni, politici come Moro. Perfettamente restaurato dopo il terremoto del 1997, conserva struttura e persino molti arredi originali. Ventiquattro suite e cucina di alto livello.

Hotel ristorante Granaro Del Monte Grotta Azzurra

Via Vittorio Alfieri, 7, 06046 Norcia PG
Antica locanda di confine con il Regno delle Due Sicilie, prese il nome in onore dei mercanti napoletani che la frequentavano nell`Ottocento, famosa per le sue lenticchie di Castelluccio, tartufi e farro. L'albergo occupa il palazzo del quattrocentesco Monte di Pietà di Norcia e del Monte Frumentario, antica istituzione francescana che prestava grano ai contadini. Quinta generazione della stessa famiglia.

Caffè Reggio

119 Macdougal Street, New York 10012, Stati Uniti
Il vero cappuccino, dagli anni Trenta, si serve qui, nel più famoso e antico caffè del Greenwich Village, ritrovo dei grandi d'Italia a New York e dei grandi artisti d'America. Tra preziose tele del Cinquecento e Settecento e una storica macchina per il caffè targata 1902. La poetessa Edna St. Vincent Millay sedeva qui col suo taccuino. L'attore Al Pacino ha imparato qui, a tavolino, i segreti per essere un perfetto "padrino" da film.

Ristorante Barbetta Restaurant

321 W 46th St, New York, NY 10036, Stati Uniti
Toscanini, Caruso, Puccini, Strauss, Mahler e Stravinsky, che qui scrisse al volo una breve melodia. Nelle loro soste a Broadway, i grandi artisti sono sempre corsi tutti da Barbetta, il più antico ristorante italiano-piemontese di New York. Ispirato al Cambio di Torino, ha sede nelle palazzine Maioglio-Astor del 1874-81, squisitamente ristrutturate: una lussuosa sala, un raro giardino, salette private al secondo piano. Ha fatto conoscere la bagna cauda e i tartufi bianchi all'America. Amato da Warhol, la Taylor, Newman. Vicini di tavolo ex presidenti degli Stati Uniti, Sting e Madonna. Al timone la figlia del fondatore.

Ristorante Umberto

Via Alabardieri, 30, 80121 Napoli NA
Tempio della pizza e delle ricette napoletane, è alla quarta generazione del fondatore “don Umberto”. Conserva la bella sala Anni Trenta, dove il genio matematico Renato Caccioppoli, nipote di Bakunin, riuniva a tavola i più bei cervelli dell’Istituto matematico napoletano, come Cafiero, Greco e Stampacchia. I suoi sapori hanno conquistato l’imperatore del Giappone Akio Hito, Kennedy, Anthony Quinn. E’ sede dell'"Associazione storico culturale enogastronomica Umberto” per la cultura e la cucina napoletana.

Fabbrica cioccolato Gay-Odin

Via Vetriera, 12, 80132 Napoli NA
Creata dal confettiere piemontese e svizzero d’origine Isidoro Odin con la moglie Onorina Gay, la fabbrica ha dato vita a tanti dolci negozi nel polo dei caffè letterari napoletani a Roma e Milano. Amata da Oscar Wilde nell’osteggiata sosta a Napoli del 1897, dal poeta di Giacomo e da Eduardo De Filippo, genio della commedia napoletana. Liberty da manuale dell’ingegner Trevisan, del 1922, che sperimentò il calcestruzzo armato per comporre più liberamente gli ambienti; vetrina floreale, arredi in mogano, macchinari e ricette d'inizio Novecento. Monumento nazionale dal 1993.

Gran Caffè Gambrinus

Via Chiaia, 1/2, 80132 Napoli NA
Aperto come “Gran Caffè”, nel 1890 venne ristrutturato in stile liberty dall’architetto Curri con splendidi affreschi e dipinti dei massimi pittori dell’Ottocento napoletano. Centro politico, urbano e morale della città: qui D’Annunzio scrisse i versi di “‘A vucchella”; Scarfoglio e Matilde Serao fondarono il quotidiano “Il Mattino”; sedevano Croce, Wilde, Marinetti, Hemingway, Sartre. Durante la Belle Époque si teneva lo spettacolo del Café Chantant e nacque l’usanza del caffè sospeso. Trasformato in parte in banca dal prefetto fascista nel 1938, ha riconquistato le bellissime sale affacciate su Piazza del Plebiscito grazie alla famiglia Sergio che lo conduce da 50 anni ed oggi è diventato tappa fissa dei Presidenti della Repubblica in visita a Napoli.

Ristorante Antica Bottega del Vino

Via Scudo di Francia, 3, Verona, 37121 VR, Italia
Nata come “Osteria Scudo di Francia”, è un'illustre e straordinaria superstite delle cento osterie che, un tempo, punteggiavano Verona, luoghi di riunione delle corporazioni e delle categorie. Qui si dava appuntamento il nucleo dei poeti dialettali, attirati da Berto Barbarani, cantore di Verona per antonomasia, a cui si univano i giornalisti dell'Arena e del Gazzettino. Tra “quinti” e “goti” di vino, la preferivano i pittori Dall'Oca Bianca e Umberto Boccioni. Acquisita e salvaguardata dal 2010 dall’associazione “Famiglie Storiche” di cui fanno parte importanti aziende vitivinicole della Valpolicella, conserva gli splendidi interni dell'epoca e le ricette della tradizione.

Ristorante La Bersagliera

Borgo Marinari, 10/11, 80132 Napoli
Fondato da Donna Emilia nel 1919 in posizione incantevole sul mare e di fronte a Castel dell’Ovo, La Bersagliera è uno dei ristoranti più suggestivi di Napoli. La sala, autentico gioiello liberty, conserva stucchi, pavimento e arredi realizzati dalle maestranze impegnate nei lavori del palazzo disegnato dall’architetto Coppedé. In 100 anni di attività questa Casa continua ad accogliere personaggi della cultura e dello spettacolo, come testimoniano le foto, i preziosi libri delle firme o la presenza in scene di vari film, tra cui "Viaggio in Italia" di Rossellini. Fedele ad un'alta tradizione di Ospitalità, La Bersagliera è impegnata a non disperdere l'identità di questo luogo dove gli ospiti nel tempo diventano amici e lo restano per generazioni.

Ristorante Locanda del Cerriglio

Via del Cerriglio, 3, 80134 Napoli NA
Famosa taverna del porto di Napoli dove, il 24 ottobre del 1609, all'uscita da una cena, Caravaggio venne assalito e sfregiato. Tra buon cibo, vino e donne di piccola virtù, sostavano Giambattista Basile, autore di “Lo cunto de li cunti”, l'alchimista Giambattista Della Porta, Giulio Cesare Cortese, autore del poema “Il Cerriglio 'ncantato”, e Benedetto Croce. Chiusa dopo il Risanamento di Napoli del 1885 e salvata perché adibita a magazzino, ha riaperto nel 2014 dopo un decennio di restauri: conserva l'antica sala, la cantina sotterranea a volta, le salette al piano superiore, dedicate a eventi culturali, e le ricette della tradizione.

Ristorante Caffè Pasticceria Poliziano

Via di Voltaia Nel Corso, 27/29, 53045 Montepulciano SI
In stile eclettico-Liberty, è l’affascinante e lussuoso caffé-ristorante del centro storico della città, con una romantica balconata sulla Valdichiana. Conserva l’insegna esterna, soffitti, stucchi, grandi vetrate, porte e finestre originali ed è stato riportato allo splendore d’inizio Novecento con un restauro frutto di meticolose ricerche di materiali, arredi e suppellettili. Meta di turisti da tutto il mondo anche per la tradizione di ricette medioevali toscane, è stato fucina culturale con scrittori e poeti come Carducci, Prezzolini e Malaparte, e amato da Pirandello, che traeva spunti osservando i suoi clienti, e da Fellini.

Ristorante Vecia Cavàna

Rio Terà SS. Apostoli, 4624, 30121 Venezia VE
L'antico porticato dove si poteva sbarcare dalle gondole direttamente in casa e i grandi archi di sostegno in mattoni con gli anelli da ormeggio: il locale conserva intatta la struttura della grande cavàna – il tipico ricovero veneziano per le barche - dove nacque come osteria all'inizio del Novecento quando venne interrato il canale che scorreva davanti. Tra i più antichi e rinomati luoghi della tradizione storica e gastronomica del Sestiere Cannaregio, dal 2006 è divenuto ristorante molto elegante e riferimento della tipicità, amato persino dalla regina consorte Silvia di Svezia.

Grand Hotel & La Pace

Via della Torretta, 1, 51016 Montecatini Terme PT
Poderoso capolavoro del Liberty, conserva la facciata, la storica portineria, lo splendido salone degli archi e il grande salone Michelangelo, inaugurato nel 1904, opera di Giulio Bernardini con gli affreschi di Galileo Chini. Simbolo della città termale per eccellenza, il suo fascino ha richiamato D’Annunzio, Vittorio Emanuele di Savoia e la Famiglia reale, Puccini, Toscanini, Badoglio, madame Curie, Trilussa, il Duca di Windsor e Wallis Simpson, lo Scià di Persia, i Rothschild, il re d’Arabia Saudita Ibn Saud, Ranieri e Grace di Monaco. Lussuosa spa e regno di grandi chef.

Caffè Fiaschetteria Italiana

Piazza del Popolo, 6, 53024 Montalcino SI
Soprannominato amichevolmente il “Florian di Montalcino”, creato da Ferruccio Biondi Santi, "inventore" del Brunello, da oltre un secolo è polo d'incontro enologico e culturale dei produttori locali e meta dei raffinati di tutto il mondo. Squisito esempio di puro Liberty, è tutto originale, con bancone e vetrine, divani in velluto rosso, specchi, tavolini in marmo giallo com’erano a fine Ottocento. Fra gli illustri ospiti può annoverare personalità mondiali come il primo ministro canadese Jean Chrétien e persino il Principe Carlo d’Inghilterra.

Grand Hotel Tremezzo

Via Regina, 8, 22016 Tremezzina CO
“Affacciato sul lago di Como e confinante con la sontuosa Villa Carlotta, in un autentico stile liberty, l’albergo nacque come lussuosa tappa del Grand Tour, che portava l’illustre nobiltà europea alla scoperta del panorama culturale in Italia. Il Grand Hotel presenta la Suite dedicata alla divina Greta Garbo, che vi soggiornò e lo ricordò come meta soleggiata e felice nel film “Grand Hotel” del 1932. Frutto di un attento restauro, ripropone i saloni da sogno con preziosi arredi, una piscina galleggiante sul lago ed una pluripremiata Spa nella cornice settecentesca di Villa Emilia. Il Grand Hotel vanta nella sua collezione due spettacolari Ville settecentesche, a Tremezzo Villa Sola Cabiati, e a Moltrasio Villa Passalacqua, che ha ospitato personaggi illustri tra cui Napoleone Bonaparte, Vincenzo Bellini e Winston Churchill”.

Hotel Ala

Piazza San Marco 2494, 30124 Venezia (VE)
Nato nel palazzo del senatore Isacco Maurogonato Pesaro, amico e collaboratore di Manin nel governo della Repubblica veneziana, già nell’Ottocento era un “hotel particolare” sull’esempio di quelli parigini, dove la famiglia ospitava illustri invitati. Nel 1907, tra queste mura, la nobile e fatale Maria Nikolajewna O’Rourke Tarnowska istigò il suo giovane amante a uccidere l'anziano promesso marito, facendo esplodere “l’affare dei russi” che scandalizzò e appassionò tutt’Europa. Conserva atmosfera, arredi d’epoca e la grande signorilità dell’antica dimora, con il frequentatissimo bar dedicato alla Tarnowska.

Ristorante – Caffè Savini

P.za del Duomo, 20123 Milano MI
Nato “Birreria Stocker”, Virgilio Savini lo trasformò dopo un paio d'anni nel più elegante locale della città. Tempio dell'ospitalità gastronomica milanese, qui sono confluiti a tavola, in ogni epoca, i migliori intelletti, come Puccini, Mascagni, Boito, Giordano, Verdi, Toscanini, Marinetti – che vi lanciò la cucina futurista, Boccioni, la Callas, Chaplin, Hemingway, Sinatra. Al centro della Galleria, cuore di Milano, con le classiche sale interne, è appuntamento d'élite, di pubblico e artisti, per il dopo-Scala e punto d'incontro dell'alta imprenditoria internazionale. Anche per una piacevole sosta all'ora del tè o una colazione di lavoro.

Albergo Quattro Fontane

Via delle Quattro Fontane, 16, 30126 Lido VE
Chalet fiabesco ispirato alla Secessione viennese. Nell’Ottocento era un’osteria, frequentata e ricordata dal poeta Robert Browning, sorta dov’era il cinquecentesco ‘casino’, unica opera del Palladio al Lido, che il patrizio Daniele Pisani fece costruire per gli incontri della nobiltà veneziana. Divenne albergo all’inizio del Novecento. Dell’antica struttura conserva la divisione di alcuni spazi, l’imponente camino e le colonne della sala da pranzo. Boiseries, cassettoni, torciere e lampadari, anche del Bellotto, sono del Novecento. Nel 1964 venne costruita dall’architetto Alfeo Pauletta un’ala chiamata ’barchessa’ vincolata nel 2019 dalla soprintendenza, come tutto il complesso alberghiero, e catalogata dal Ministero dei Beni culturali, come uno degli edifici notevoli del Novecento. Guidata dalla stessa famiglia dal 1954, che lo ha arricchito con una straordinaria collezione di arredi d’epoca.

Ristorante a Santa Lucia

Via S. Pietro All'Orto, 3, 20121 Milano MI
Nel 1929, lanciò la pizza e la cucina napoletana a Milano e vennero persino D'Annunzio e Mascagni. Scoperto dagli attori, è divenuto un simbolo del dopo-palcoscenico, con Joséphine Baker, Yves Montand, Tofano, Stoppa, Morelli, Totò, De Filippo, la Osiris, e poi Mastroianni, Sinatra, Liza Minnelli, ognuno col suo posto fisso per anni, e tutti fermati nel tempo negli oltre 400 ritratti alle pareti. E con loro, da allora, tutto un mondo di star, industriali, registi e giornalisti.

Grande Albergo Ausonia & Hungaria

Piazzale Santa Maria Elisabetta, 28, 30126 Lido VE
Simbolo liberty del Lido e del suo splendore, con la facciata tutta rivestita di preziose maioliche, eleganti sale con parquet, affreschi e mobili originali e tre piani con tutti gli arredi, perfetti, d’inizio Novecento, opera dall’ebanista Eugenio Quarti. Frequentato all’inizio proprio dall’alta società del Regno d’Ungheria, ha ospitato Sarah Churchill, figlia dello statista inglese, Claudia Cardinale, Jerry Lewis e il principe Edoardo d’Inghilterra. Famoso dal 1930 al 1960, il suo dancing “Follies”. Magistralmente restaurato in ogni particolare e oggi anche “Thai spa”, è tornato all’altissimo livello delle origini.

Hotel Principe di Savoia

Piazza della Repubblica, 17, 20124 Milano MI
Sin dalla sua apertura nel 1927, è uno dei più prestigiosi alberghi europei ed è riconosciuto a livello internazionale per la qualità e l'eccellenza dei servizi offerti. Le camere e le suite richiamano un lusso totale, fatto di broccati e boiserie, marmi, cristalli e dettagli che non concedono esitazioni. L'interno sfarzoso e raffinato è stato luogo di incontro di personaggi illustri come D'Annunzio, Umberto di Savoia, il Duca di Windsor, Charlie Chaplin, Aristoteles Onassis, Maria Callas, Rudolph Nurejev e molti altri.

Hotel Ristorante Wildner

Riva degli Schiavoni, 4161, 30122 Venezia VE
Testimone delle pensioni ottocentesche intorno a piazza San Marco, guidato dalla stessa famiglia da oltre cinquant’anni, è un delicato edificio risalente al XVI secolo sulla Riva degli Schiavoni, con la splendida vista sulla Basilica di Santa Maria della Salute. Nel 1853 sostò lo scrittore e poeta tedesco Joseph Viktor Von Scheffel; nel 1881, lo scrittore e critico letterario americano Henry James scrisse qui “Ritratto di Signora”. Stile veneziano e arredi originali nelle camere, che aprono le finestre sulla laguna.​

Hotel Al Sole – Palazzo Marcello

Santa Croce 134 - 136, 30135 Venezia (VE)
Splendido nobile palazzo del Cinquecento appartenente alla famiglia Marcello, stirpe di Dogi, dagli Anni Trenta del Novecento divenne albergo riservato al corpo diplomatico presente nella Serenissima, che alloggiava al primo piano, mentre al piano terra era rivendita di vini e osteria. Aperto a tutti subito dopo la seconda guerra, conserva ambienti e arredi con un fascino e uno stile unici. Oltre ad ambasciatori e consoli, ha ospitato la Regina del Belgio e Robert De Niro. Bellissimo il piccolo giardino al suo interno.

Antica trattoria Della Pesa

Viale Pasubio, 10, 20154 Milano MI
Le antiche vetrine, i pavimenti, la boiserie alle pareti, le stufe in maiolica, gli arredi, i quadri. Tutto com’era, persino il gabbiotto con i macchinari della pesa un tempo utilizzata per il dazio di Porta Comasina. È una delle ultime, gloriose osterie di Milano, dove sostavano Arrigo Boito, Berto Barbarani, tre generazioni di Mondadori, Longanesi, Rizzoli, i Pirelli, i Falck, Visconti, la Callas, Malaparte, Buzzati, Pasolini, Montanelli. Nel 1933, lavorò qui Ho Chi Minh, mettendo a frutto gli insegnamenti del grande chef Escoffier. Squisita, tra cibo e parlare milanesi.

Bar caffè pasticceria Gin Rosa

Galleria S. Babila, 4b, 20122 Milano MI
Nacque come “Bottiglieria del Leone” nella splendida “Casa veneziana” di piazza S. Babila che i milanesi, contrari alla Pace di Villafranca (seconda Guerra d’Indipendenza) dedicarono nel 1860 all’irredenta Venezia, che restava austriaca. E’ da sempre punto d’incontro della bella società milanese, golosa dello storico aperitivo “Gin Rosa”, creato nell’Ottocento. Qui sono passati i più importanti nomi della Scapigliatura e tutti i sindaci di Milano.

Grand Hotel Royal

Via Correale, 42, 80067 Sorrento NA
Tra le due guerre, Francesco Saverio Nitti, presidente del Consiglio del Regno d’Italia, scendeva spesso qui con la famiglia perché era divenuto amico dei proprietari. Era l’albergo della nobiltà, che arrivava da tutt’Europa, accolta dalle feste di gran gala sulla terrazza a picco sul mare e lanciata sul Golfo di Napoli. Requisito durante il secondo conflitto mondiale come tutti gli alberghi sorrentini, conserva la bonaria struttura ottocentesca, rivista dopo il terremoto del 1980, e spazi interni con linearità novecentesca e arredati con pezzi d’epoca.

Hotel Minerva

Via Capo, 30, 80067 Sorrento NA
Durante il soggiorno sorrentino a villa “Il Sorito”, dal 1924 al ‘32, lo scrittore Maksim Gor'kij e l’amico Vladislav Chodasevic, maggior poeta russo del primo Novecento, ogni sabato andavano a fare la doccia proprio alla Pensione Minerva, che era sul lato opposto della strada e ospitava altri russi illustri, tra cui gli scrittori Sobol e Muratov. Trasferito verso il mare, sempre sulla via per Massa Lubrense, l’albergo è un complesso di edifici del 1930 in pietra tufacea rossa, abbarbicati alla roccia, con vista straordinaria sul Golfo di Napoli ed eleganti interni ispirati al pompeiano.

Pasticceria Cucchi

Corso Genova, 20123 Milano MI
Nel 1936 lanciò a Milano il "Caffè concerto" (aperto fino alle 2 di notte!) dove si esibivano artisti internazionali, divenendo uno dei locali più alla moda. La frequentava il poeta Ungaretti; l’acquarellista Falzoni abitava all’ultimo piano e la considerava il suo studio; il filosofo e scrittore di vita Franco Bolelli lavora qui ogni giorno a tavolino. Guidata dall'omonima famiglia da tre generazioni, i suoi dolci, budini di riso, croissant e panettoni hanno conquistato generazioni di artisti e docenti delle Università milanesi. Ricostruita dopo i bombardamenti del 1943, ha ampliato e inaugurato un nuovo angolo bar nel 2013.

Ristorante Al Mangia

Il Campo, 43, 53100 Siena SI
Aperto da Senno Senni sulla celebre piazza del Campo, proprio di fronte alla Torre del Mangia, è sempre della stessa famiglia che, alla quarta generazione, è la più antica tra i ristoratori senesi. Requisito dall’esercito tedesco come mensa degli ufficiali, dal dopoguerra è simbolo della “dolce vita”, con le soste dei re di Svezia, Belgio, Spagna, Olanda, di Chaplin, Fangio, Laurence Olivier, Vivian Leigh, Tyrone Power, Cary Grant, Dalì, Ferrari, tutti nelle foto alle pareti. Squisito, conserva sale, insegne, vetrine e arredi anni Cinquanta. E i richiestissimi tavoli sulla piazza.

Pasticceria confetteria Cova

Via Monte Napoleone, 8, 20121 Milano MI
Caffè-istituzione, cuore della vita milanese da più di due secoli. Nato a lato del Teatro La Scala, fu sede dei nobili “Club dell’Unione” e “Jockey Club”; circolo di patrioti, nel 1848 fu tra i promotori dei moti delle Cinque Giornate contro l’Austria; splendido, era anche sala da ballo, centro di tutte le riunioni e trattenimenti serali. Nel 1868, batté addirittura moneta. Lo hanno frequentato Speri, Cairoli, Mazzini, Garibaldi, Boito, Verga, Sabatino Lopez, Bacchelli. Fu ispirazione per il verista Rovetta Hemingway la citò in due romanzi. Esclusivo e raffinato, continua la tradizione di salotto sull’elegante via Montenapoleone.

Caffè Camparino

P.za del Duomo, 21, 20121 Milano MI
Con il progenitore Caffè Campari è simbolo della cultura milanese tra Duomo e Galleria, dove Verdi e Boito, Puccini, Illica e Giacosa sostavano dopo le rappresentazioni alla Scala. Re Umberto I ed Edoardo VII d’Inghilterra bevevano al banco il Bitter, che ispirò i celebri manifesti-réclame di Cappiello, Nizzoli, Dudovich, Depero. Lo frequentavano i Futuristi, con Marinetti e Boccioni; il giornalista Luigi Albertini, artefice del prestigio nazionale del Corriere della Sera. Capolavoro Liberty, con il banco dell’ebanista Quarti, i lampadari dell’artista-fabbro Mazzucotelli, i mosaici di D’Andrea.

Babington’s Tea Rooms

Piazza di Spagna, 23, 00187 Roma RM
Aperta in via Due Macelli da Anne Mary Babington e Isabel Cargill per la comunità anglosassone a Roma e trasferita in piazza di Spagna all’angolo della scalinata di Trinità dei Monti nel 1896, è la sala da tè più inglese d’Italia. Vi hanno fatto sosta i Savoia, Palazzeschi, Fellini, la Bergman e la Minnelli. Durante il Ventennio, l’ultima saletta era cenacolo di intellettuali antifascisti mentre nella prima sedevano i gerarchi. Elegante e sobrio stile vittoriano, con l’antico camino spesso acceso d’inverno, e oltre 30 miscele di tè create per l’acqua di Trevi. Alla guida la quarta generazione di Mrs Cargill.

Antico ristorante Boeucc

Piazza Belgioioso, 2, 20121 Milano MI
Complice l’oste-patriota, le Cinque Giornate di Milano partirono anche dall’osteria del Boeucc quand’era in via Durini angolo via Borgogna. È tutto storia e classe, trasferito nel 1939 nel palazzo che fu del Giovin signore del Parini, nato dal segno del Piermarini, progettista della Scala. Lo scrittore Piovene era di casa. Toscanini pasteggiava con mezza di Champagne. Il maestro Maazel, rapito dai sapori, arrivò in ritardo a dirigere un "Falstaff". Eduardo de Filippo disse che i migliori spaghetti pomodoro e basilico, fuori da Napoli, li servivano qui.

Hotel Cavallino Bianco

Via Duca Tassilo, 1, 39038 San Candido BZ
Dieci generazioni! Il capostipite Johann Kühbacher lo comprò per 5.588 Fiorini e suo figlio sposò la figlia dell’oste concorrente del vicino “Orso Grigio”. Era nata una dinastia di albergatori, protagonista lungo tutto lo sviluppo turistico dell’Alta Pusteria e artefice della prima seggiovia di San Candido nel 1949. Distrutto da una granata della prima guerra e due incendi, palazzo, stube, suite e camere sono rinati con il fascino della tradizione altoatesina. Tra i grandi ospiti, Johann Strauss nel 1869 e Vittorio De Sica nel 1969. Piramide-wellness panoramica sul tetto.

Ristorante Da Berti

Via Francesco Algarotti, 20, 20124 Milano MI
Ottocentesca "osteria dei ladri", per l'abile professione dei suoi frequentatori, è tra le ultime testimoni delle milanesissime osterie fuori porta. Muri gialli, color Maria Teresa d'Austria, il giardino secolare col pergolato dove sostavano e dipingevano i pittori Treccani e Veronesi; la grande sala col caminetto amata da Biagi, Castellaneta, lo scultore Minguzzi, il premio Nobel Levi Montalcini; la sala con le rare etichette, la saletta con la collezione Liebig, le incredibili cantine. Alle pareti, proclami e notificazioni originali firmati dal generale Radetzky. Sulle tavole uno dei più bei menu della “capitale” lombarda.

Ristorante Antica Trattoria Al Gallo

Via Maggiore, 87, 48121 Ravenna RA, Italia
Un gioiello liberty: palazzina, sale, vetrate, arredi, statue, quadri e oggetti di sapore dannunziano. Nel 1909 fu il nonno Giuseppe – formatosi a Roma dai principi Torlonia e direttore del Reale Albergo San Marco di Ravenna – ad acquistare lo “Stallatico del Gallo con Locanda e Osteria” che risaliva al 1866 e a lanciarlo nella leggenda. Distrutto dalle bombe nel 1944, rinacque subito nell’unica casa rimasta nella via ed è un’istituzione: qui era una sosta della 1000 Miglia; qui sono passati Dubcek, Rostropovich, Montalban; Muti è assiduo. Raffinato e squisito, alla quarta generazione.

Piazzetta di Portofino

Piazza Martiri dell'Olivetta, Portofino, 16034 GE, Italia
È come la terrazza di un grande albergo, o un caffè o un ristorante sul mare, un salotto di vita e cultura dove, dall’inizio del Novecento e poi ancor più con la “dolce vita”, la storia è passata con un mondo di aristocrazia, letteratura, arte, cinema, lusso. Come Edoardo duca di Windsor e Wallis Simpson, Rex Harrison e Lilli Palmer, Clark Gable, Kim Novak, la Bergman e Rossellini, la Taylor e Burton, Orson Welles, Soraya, Hemingway, Sofia Loren. Per questo, piazza dei Martiri dell’Olivetta, nota in tutto il mondo come “piazzetta di Portofino” è un locale storico d’Italia.

Albergo Meranerhof

Via A. Manzoni, 1, 39012 Merano BZ
Ha fatto storia nell’ospitalità. Nato come Pension Wolf, nel 1913 i maestri del Liberty meranese Munsch&Lun lo trasformarono nell’elegante Hotel Continental. Con l’apertura della splendida sala “Kursaal” del vicino Kurhaus, divenne mèta di ospiti di rango da tutt’Europa, attirati anche dai convegni medico-scientifici in voga all’epoca. Poi, guidata dalle antiche fotografie, la ristrutturazione nello squisito Jugendstil delle origini ha riscoperto spazi, archi, colonne, decorazioni e il nome “Meranerhof“, in onore del primo grand hotel di Merano che sorgeva di fronte fino al 1959. Oggi anche spa di classe.

Hotel Moderno

Viale Vittorio Emanuele II, 41, 27100 Pavia PV
“Casa di prim’ordine, salone per banchetti, riscaldamento centrale e pensioni” recitava la prima réclame dell’albergo, sorto nell’ambito della sistemazione urbanistica del distretto di fronte alla stazione ferroviaria. Lo spirito già internazionale: uno dei primi direttori del ristorante veniva dal Ritz di Parigi; sulle vetrine la grande scritta “Tea Room”. Ultimo testimone degli alberghi d’epoca di Pavia, conserva intatto lo splendido palazzo liberty, con accostamenti di sculture moderne di Marco Lodola. Preferito da scienziati e docenti in visita all’Università e attori in tournée al Teatro Fraschini.

Hotel Adria

Via Gilm 2, 39012 Merano (BZ)
Progettato e costruito dai maestri del Liberty meranese Josef Munsch & Carl Lun, è un salto nel fascino Belle Époque. Giardino, struttura, facciate, saloni e persino la cabina-ascensore del 1929 sono splendidamente conservati com'erano. Nato come Hotel Austria per le soste climatiche invernali dei facoltosi clienti tedeschi, austriaci e ungheresi, venne rinnovato e impreziosito con decorazioni Jugendstil nel 1914; cambiò nome dopo la Grande Guerra; come tutti i grandi alberghi della città, venne adibito a ospedale militare durante i due conflitti mondiali. Anche beauty farm e "spa" di classe.

Ristorante La Botte

Strada Statale 186 km 10, 90046 Monreale PA
Vicino a Monreale - da sempre mèta dell’aristocrazia palermitana - nacque come rivendita di vini dei possedimenti di una nobile famiglia e divenne trattoria. Nel 1962 il salto a ristorante, opera dei Cascino, due generazioni della famosa stirpe di maestri-chef siciliani. È tra le più antiche gestioni di Sicilia. Conserva la bella sala a travi della storica rivendita, di cui le antiche attrezzature sono oggi arredi, e il porticato. Cenacolo di artisti, come Fracci, del Monaco, Nazzari, Gigli, Tebaldi, ha ospitato anche il segretario Onu Kofi Annan. Cucina di classe e l’esclusivo semifreddo “Ali Pascià”.

Bar caffè pasticceria Grigolon

Corso Statuto, 2, 12084 Mondovì CN
Piccolo capolavoro liberty, con gran parte di boiserie originale in noce tropicale intagliato, con motivi floreali, monogramma e orologio, tavolini in marmo e ferro battuto, attrezzature d’epoca. Anche l’insegna è originale ridipinta. Punto di riferimento della città, fu prima sede ufficiosa del Club Alpino Italiano a Mondovì e qui venne creato il Rakikò, l’amaro di Mondovì. Nato “Confetteria, Liquoreria Comino”, dal nome del fondatore, come si usava un tempo ha preso poi il nome della famiglia che lo guida da due generazioni. Squisiti dolci della tradizione, tra paste di meliga e Monregalesi al rhum.

Antica Locanda di Sesto

Via Ludovica, 1660, 55100 Lucca LU
​Trecentesca locanda sulla riva destra del Serchio, nata nei possedimenti dei conti de Nobili per la sosta dei mercanti lucchesi che transitavano in Garfagnana con i “barrocci”: a piano terra, stalla e fienile erano per i barrocciai e due camerate al primo piano per gli avventori più altolocati. Una lapide sibillina in latino e una bifora ricordano l’età dell’edificio; sale con alti soffitti a travi, archi in pietra e arredi d’epoca. Sapori della tradizione garfagnina e quattro generazioni della famiglia, documentate dal 1911. Sostavano Puccini e Pascoli; amato da Vittorio De Sica e Paola Borboni.

Ristorante Antico Francischiello da Peppino

Via Partenope, 27, 80061 Massa Lubrense NA
Sale coloratissime, con preziose ceramiche e rami di cucina ovunque e un panorama che sembra di essere in paradiso. Testimone di profumi, sapori e liquori fatti in casa delle trattorie d’inizio Novecento della costiera, ha conquistato la duchessa Anna d’Aosta, Mastroianni, King Vidor, John Huston, Akira Kurosawa, Billy Wilder, Anthony Quinn, Lina Wertmuller e Pavarotti. Il comandante Achille Lauro, con la villa vicinissima, era un fedele. I giocatori del Napoli Jeppson, Altafini e Sivori accettavano il ritiro solo da Francischiello. Terza generazione del fondatore.

Ristorante, Caffè, Pasticceria, Confetteria Grand Café Al Porto

Via Pessina 3, 6900 Lugano, Svizzera
Quand'era Ristorante Biaggi, Giuseppe Mazzini complottò qui contro Carlo Alberto e forse vi fondò la "Giovine Italia"; Carlo Cattaneo vi trovò rifugio dopo l'insurrezione di Milano. Divenuto Ristorante Bianchi, il 3 marzo del 1945, il barone Parrilli, nella sala Cenacolo, convinse il colonnello Dollmann a far arrendere le SS agli americani, evitando che si ritirassero dall'Italia con la terribile operazione "Terra bruciata". Salotto elegante della città, che conserva anche bellissimi lucernari stile Liberty, ha ospitato il principe Vittorio Emanuele, l'Aga Khan, Clark Gable e Sofia Loren.

Ristorante Zeffirino

Via XX Settembre, 20, 16121 Genova GE
Il suo pesto Frank Sinatra se lo faceva spedire in America. Per una tournée di un mese in Cina, Pavarotti se ne portò dietro un quintale e portò al seguito anche lo chef-patron. In Vaticano, da quarant'anni è il pesto ufficiale di tre Papi. Elegante e raffinato, il più famoso ristorante di Genova venne creato dal modenese Zeffirino Belloni che, dopo il successo di una trattoria a Quinto sul Mare, tentò la fortuna in centro rilevando un antico locale a fianco del Ponte Monumentale, nel palazzo che era del Teatro Margherita, e ne fece un mito di gusto ligure e frequentazioni illustri. Stirpe di 5 generazioni di chef.

Hotel Splendide Royal

Riva Antonio Caccia 7, 6900 Lugano, Svizzera
Un’oasi di ospitalità italiana nel Canton Ticino, proprietà italiana, direzione italiana. A fine Ottocento, Alberto I del Belgio lo lanciò tra gli stemmi d’Europa. E fu subito dimora regale, da qui il suo nome. Il suo ristorante stellato Michelin “I Due Sud” sposa le eccellenze gastronomiche del sud della Svizzera con quelle del Sud Italia. Una dimora che mantiene intatto il fascino d’altri tempi, ma con un’offerta di ospitalità contemporanea.

Ristorante Buca di S. Antonio

Via della Cervia, 3, 55100 Lucca LU
Nel documento datato 4 aprile 1782, che proibiva l’introduzione di “vini forastieri” nello Stato di Lucca e affidava il controllo a un gruppo di notabili, è citata tra le osterie sulle quali bisognava “invigilare”. Durante l’Illuminismo, sulle sue panche si leggevano opere proibite come il Decameron. Nell’Ottocento, era locanda e stazione di posta con rimessa e stallaggio. Depositario della ricetta di uno tra i più antichi cibi d'Italia, la zuppa di farro, con i suoi sapori ha catturato Puccini, Pea, Ezra Pound, re Gustavo di Svezia, Visconti, e le lodi dei più prestigiosi giornali del mondo.

Ristorante Filippino

Piazza Giuseppe Mazzini, 98055 Lipari ME
Al confino durante il Fascismo, i padri della Repubblica italiana come Ferruccio Parri e Carlo Rosselli erano qui tutti i mezzogiorno. Ma anche Ciano, d'estate, si faceva portare col mulo i pasti da Filippino alle Terme di San Calogero. Carnera ruppe un tavolo col pugno. Monet lasciò un suo quadro per pagare. E i sapori delle Eolie, come la salsa di scorfano alla liparota, vivono ancora qui per mano dei nipoti del fondatore.

Piccardo Locale storico d’Italia

Piazza Dante, 2, 18100 Imperia IM
Ha fatto la storia di Oneglia, con la stessa famiglia da tre generazioni. Era il Caffè dei "signori", dove si entrava solo se laureati. Qui comparvero la radio e il primo telefono pubblico. Mussolini, per un complimento ardito, prese uno schiaffo dalla proprietaria nel 1908; Coppi, con 14 minuti di vantaggio, abbandonò la Milano-Sanremo del 1946, entrò per un caffè, riprese la bicicletta e vinse; Calvino, il presidente Pertini e il compositore Berio erano di casa. Nel 2003 ha trasferito di pochi passi le vetrine e tutti gli arredi originali in stile umbertino, con un notevole intervento di recupero storico.

Ristorante Taverna del Lupo

Via Glovanni Ansidei, 6, 06024 Gubbio PG
Pioniere dell'ospitalità umbra incastonato nel palazzo del XIII secolo, con soffitti a volta e mobili d'epoca, dove la leggenda vuole che venisse a mangiare ogni giorno il lupo ammansito da San Francesco d'Assisi. Tempio del tartufo, tra profumi e sapori delle ricette della tradizione, ha messo a tavola attori, registi, scrittori, poeti e uomini di cultura di tutto il mondo in visita alla bella città. Raffinata atmosfera e una bellissima collezione di ceramiche.

Cioccolateria e Caffetteria Fabbrica Finocchiaro

Corso Italia, 201, 95014 Giarre CT
Testimone Liberty delle novecentesche fabbriche siciliane di caramelle, confetti pregiati, confetture, cioccolata e granite, è storia della tradizione dolciaria dell'Isola. Conserva facciate, ampi spazi originali divisi da archi e colonne, alti soffitti affrescati, arredi e cimeli. Inventore delle caramelle a sigaretta e vincitore di riconoscimenti dal 1915, tra i clienti illustri ha avuto lo scrittore Di Maggio e lo storico Giarizzo. Un attento restauro dal 2004  ne valorizza l’utilizzo come Sala da the, Cioccolateria & Torteria, luogo d’incontro per eventi  unici. Alla guida  del locale Katia e Gaetano Finocchiaro, titolare  anche socio del gruppo dolciario internazionale Dolfin spa

Confetteria Romanengo Pietro fu Stefano

Via Roma, 51, 16121 Genova GE
La confetteria più illustre d'Italia. Verdi scrisse che “condiva squisitamente ogni sorta di frutto”; Umberto di Savoia, per le nozze con Margherita, volle i suoi frutti canditi; nel 1857, il Consiglio comunale di Savona regalò i suoi “demizuccheri” a Vittorio Emanuele II in visita alla città; il cantautore De Andrè l’ha resa protagonista di una canzone. Confetti, caramelle, cioccolatini, violette, praline, petit-fours, paste al frutto e meringhe vengono da antiche ricette: quella del torrone fondant ai pistacchi verdi la fornì la regina Elena del Montenegro. In Soziglia, un museo segreto conserva confezioni di oltre due secoli. Sette generazioni.

Caffé pasticceria Mangini

P.za Corvetto, 3r, 16122 Genova GE
Redazione volante dei quotidiani Il Secolo XIX e Il Lavoro, tra il 1947 e il ‘68 metteva a tavolino mitici direttori come Cavassa e Pertini, per un articolo di getto e un caffè. Frequentato sempre dall’élite, è proprio di fronte alla Prefettura e vanta un elenco invidiabile di Presidenti della Repubblica, Camera e Senato, come Scalfaro, Cossiga, Spadolini. Fedeli erano Gilberto Govi, gli artisti del coevo e vicino Politeama Genovese e il pittore Caminati, che affrescò il foyer del Teatro Carlo Felice. Molto elegante, con gli arredi originali, integrati nel 1946, è tra gli ultimi eredi della tradizione della grande Genova.

Trattoria detta del Bruxaboschi

Via Francesco Mignone, 8, 16133 Genova GE
Tempio di tradizioni e ricette del genovesato dell’antico borgo di San Desiderio, con la stessa famiglia al fornello da cinque generazioni. Conserva la storica saletta, con le credenze dell’Ottocento. La frequentava quell’Andrea Galleano, di certo patriota, che nel 1880 pose una targa sulla vicina villa per ricordare che lì i patrioti fratelli Ruffini e Giuseppe Mazzini tramarono con la Giovine Italia. Dal 1896 fu sede del Circolo della comunità svizzera genovese. Ai suoi tavoli sedeva il violinista De Barbieri, l’unico a cui il Comune concedeva il violino di Paganini.

Hotel Monna Lisa

Borgo Pinti, 27, 50121 Firenze FI
Albergo-museo, ricco di opere d’arte, come il cinquecentesco soffitto d’ingresso, dipinto da Bernardino Poccetti; il grande quadro “Pioggia d’oro” di Gaetano Spinelli del 1929, la statuetta-bozzetto del “Ratto delle Sabine” della scultura di Giambologna che è in piazza della Signoria. Il palazzo del Trecento fu dimora-studio dello scultore neoclassico Giovanni Duprè, da cui discende la famiglia dei proprietari e del quale sono esposti sculture e disegni. Arredato con la collezione privata d’antiquariato, racchiude un giardino all’italiana con le dépendance. Amato da tutti gli attori in tournée al confinante Teatro La Pergola. Tre generazioni.

Hotel Bristol Palace

Via XX Settembre, 35, 16121 Genova GE
Palazzo liberty di notevole pregio sulla via più monumentale di Genova, per decenni nella sua lussuosa sala da ballo e ristorante la nobiltà della “Superba” organizzò le grandi feste. Durante l'ultima guerra, il comando tedesco vi installò il quartier generale, costruendo un tunnel segreto fino al porto. De Amicis lasciò complimenti scritti. Pirandello e D’Annunzio scendevano qui e ha ospitato l’imperatore Hirohito. Hitchcock studiò qui alcune riprese di “Caccia al ladro” e si narra che la scala ellittica dell’albergo lo ispirò per “Vertigo”. Splendidamente restaurato, conserva strutture e preziosi arredi originali.

Grand Hotel

Corso Giuseppe Zanardelli, 84, 25083 Gardone Riviera BS
Maestosa sequenza di edifici sul lago, con splendidi saloni patrizi dai soffitti con affreschi e stucchi, espressione Belle Epoque con concessioni Art Nouveau degli architetti tedeschi Billing e Vittali. Nel 1901-02, il Nobel Heyse vi ambientò due delle “Novelle dal lago di Garda”. D’Annunzio soggiornò nel 1921; poi ministri, ambasciatori, scienziati, amanti e anche Mussolini consumarono qui dorate attese aspettando d’esser ricevuti dal Vate al Vittoriale. Ha lanciato Gardone al turismo internazionale: Churchill veniva per dipingere nel parco; per Nabokov e Maugham era l’ambito ritiro dove creare le pagine più belle.

Ristorante Sabatini

Via Panzani, 9/a, 50123 Firenze FI
Il maestro Rubinstein, dopo i concerti al Teatro Comunale, voleva sempre il tavolo al centro sala. Montale vi si rifugiava durante le soste nel Giglio. Il presidente Luigi Einaudi lo prediligeva. Nel 1966, sostarono qui tutte le sere Zeffirelli e Richard Burton con la Taylor, quando girarono la toccante testimonianza sull’alluvione di Firenze. Guidato dalla famiglia Sabatini sino al 1978, è tutto originale come lo creò l’architetto Stigler, che si servì degli arredi di una chiesa sconsacrata. Vanto della gastronomia fiorentina, è un'esperienza culturale e gastronomica da non perdere.

Osteria Enoteca Al Brindisi

Via Adelardi, 11, 44100 Ferrara FE
La più antica osteria del mondo, certificata dal Guinness, aperta sicuramente già nel 1100 per gli operai che costruirono la Cattedrale. Nota come Hostaria del Chiuchiolino (da “chiù”, ubriaco), venne frequentata da Cellini, Tiziano Vecellio e Tasso. Ariosto la ricorda nella commedia “La Lena”; Copernico, che si laureò all’Università di Ferrara, abitava le salette al primo piano, che nel 1973 – per i 500 anni della nascita dell’astronomo polacco - il primate di Polonia cardinale Wiszinsky e Karol Vojtyla visitarono passando dall’osteria. Seconda generazione alla guida.

Caffè Paszkowski

Piazza della Repubblica, 35R, 50123 Firenze FI
Papini, Soffici e Palazzeschi si agitavano qui nel 1914 per intervenire contro l’Austria; passò Cesare Battisti e lo applaudì una folla. Prezzolini incontrava i collaboratori della “Voce”. Salvemini arrivava col loden a pipistrello. Dino Campana vendeva i suoi “Canti orfici” in mezzo al mare di tavolini. Montale fu fedele dal 1929 al ’38 quando diresse il Gabinetto Viesseux. Rosai disegnava in lunghi silenzi. Eppoi Bilenchi, Bigongiari, Luzi e tutti gli uomini di cultura fino a oggi. Nel 1941, da Liberty divenne Decò; molto elegante, con esterni e interni maestosi e il “caffè concerto” sulla piazza, dal 1991 è monumento nazionale.

Caffè bar ristorante La Loggia

Piazzale Michelangelo, 1, 50125 Firenze FI
Domina tutta Firenze questa splendida architettura dell’urbanista Giuseppe Poggi, che nel 1865 la concepì come museo nel progetto del viale dei Colli e di piazzale Michelangelo. A tavola e tavolino, fu sosta preferita del barone Bettino Ricasoli, creatore del Chianti, e di Massimo d’Azeglio. Nel 1916, fu teatro delle gesta di Marinetti, padre del Futurismo, che qui girò un episodio dell’introvabile film "Vita futurista". E per i loro incontri, lo scelsero Papini, Soffici, Spadolini e Bargellini, anime della cultura italiana.

Albergo Menardi

Via Majon di Sopra, 110, 32043 Cortina d'Ampezzo BL
Un gioiello nelle Dolomiti, nato nella casa contadina di famiglia – di cui conserva arredi ottocenteschi - sulla Imperial Regia Strada di Alemagna, che univa Regno d’Italia e Impero Austro-Ungarico. Dal 1836, i Menardi noleggiavano buoi e cavalli per rinforzare i traini commerciali che transitavano dal passo di Cimabanche; poi crearono l’osteria per i carrettieri, con giacigli sul fieno. E nonno Luigi, deportato nel 1917 in Italia, lavorando come facchino in un grande albergo a Firenze ebbe l’idea di trasformare l’osteria in pensione. Parco, wellness centre e stile di tre generazioni.

Caffè pasticceria Gilli

Via Roma, 1r, 50123 Firenze FI
“Addio mia bella addio, l’armata se ne va”. In via Calzaioli, dov’era nato come “Bottega dei pani dolci”, anche il personale di Gilli, nella folla, salutò i volontari che partivano per Curtatone e Montanara nel 1848, battaglia-simbolo di patriottismo contro l’Austria. Trasferito in via degli Speziali, ingolosì Lina Cavalieri e Fregoli che si esibivano al Trianon di fronte. Ai primi del 1900, sulla turbolenta piazza del Futurismo, divenne l’elegante caffè degli intellettuali “ordinati”, dove sostava Carducci e Prezzolini incontrava i suoi redattori de “La Voce”. Splendido Liberty, con soffitti affrescati, boiserie, archi e maestoso banco.

Ristorante Al Vedel

Località Vedole, 68, 43052 Vedole PR
A inizio Ottocento, nelle mappe napoleoniche del Ducato di Parma, Piacenza e Guastalla si legge ch’era “pizzicagnolo”, cioè produceva e vendeva salumi; nel 1864, al primo censimento dell’Italia unita, era oste. Un tempo anche alimentari, bar, posta e telefono pubblico, è storia del gusto della bassa parmense, tra antiche ricette e prezioso “Culatello di Zibello” che produce da sei generazioni. Amato da Gassman, Tognazzi e dallo scrittore Bevilacqua, è sempre nell’antica casa colonica di famiglia, nel territorio della “Reggia” di Colorno dove visse Maria Luigia moglie di Napoleone.

Caffè Bruno

Via Roma, 28, 12100 Cuneo CN
Una splendida vetrina all’insegna di “Pietro Bruno Confettiere Liquorista” con lo stemma di fornitore ufficiale di Casa Savoia, incastonata nei portici della via principale della vecchia Cuneo. Sotto le volte a crociera e i lampadari a goccia, si scopre un locale di classe, con i suoi eleganti interni in legno e bancone e tavolini con piani in marmo nero, tutto perfettamente restaurato. Creato dalla famiglia svizzera Raiter, era uno dei pochi locali dove i poveri potevano acquistare le paste di meliga sbriciolate a prezzo basso. Frequentato dagli artisti del vicino Teatro Toselli e dall’intelligenza culturale, politica e sociale della città.

Caffè pasticceria Arione

Piazza Tancredi Galimberti, 14, 12100 Cuneo CN
Istituzione e salotto elegante della città sotto i portici ottocenteschi di piazza Galimberti, ha inventato gli imitatissimi cioccolatini “cuneesi al rhum”, famosi in tutt’Europa. Hemingway, nel 1954, su consiglio del suo editore Arnoldo Mondadori, fece sosta qui per comprarne due chili da regalare alla moglie Mary che era in vacanza a Nizza: lo testimonia una foto gelosamente conservata. Nel 1963, Monicelli ha girato qui scene di “I compagni” con Mastroianni e la Girardot. Vetrine e arredi originali anni Trenta, laboratorio artigianale e terza generazione della famiglia dei fondatori.

Bar Ristorante Harry’s Bar Firenze

Lungarno Amerigo Vespucci, 22R, 50123 Firenze FI
Leggendario locale del Giglio. Nacque come semplice “latteria” negli Anni Quaranta in via del Parione, rilevata dal barman dell'Excelsior Enrico Mariotti che, nel 1953, realizzò il sogno di trasformarla nell'elegante “Boston Bar” ma che l'amico-collega Giuseppe Cipriani di Venezia gli suggerì di chiamare Harry's Bar come il suo locale. Ed entrò nel mito, con Paloma Picasso, Margot Hemingway, Paul Newman, Elizabeth Taylor, Burt Lancaster. Negli Anni Sessanta, si trasferì sul lungarno ricreando gli ambienti delle origini, con i caratteristi archi in legno, i preziosi parquet e le sinuose sedie.

Negozio Sperlari

Via Solferino, 25, 26100 Cremona CR
Storia di Cremona, della sua cultura e la sua gente. Fornitore di Real Casa Savoia, regina Margherita nel 1921 e principe Umberto nel 1927, meta di illustri come il pittore Carlo Vittori, possiede la più antica licenza di vendita al dettaglio della provincia. Creatore dei famosi torroni e mostarda col marchio di Enea Sperlari, il negozio è un gioiello ottocentesco di arredi “rimessi a punto” verso il 1890 dal celebre ebanista Guastalli. La ristrutturazione del 2011 ha scoperto soffitti affrescati fine Settecento. Inimitabili torta Gran mandorla, torrone mandorlato, cotognata, mostarde e conserva senapata. Terza generazione.

Pasticceria Lanfranchi

Via Solferino, 30, 26100 Cremona CR
È l’elegante dolce ritrovo più antico della città, con pasticceria e saletta da tè al primo piano squisitamente arredati in stile Liberty tutto originale; pregevole l’esterno, con l’antica vetrina incorniciata dal marmo. Tempio inimitabile di torrone, mostarda, sbrisolosa, dell'esclusivo Pancremona e dei “mirandolini”, creati per l’illustre cliente l’attrice Isa Miranda. Mitiche le grandi sculture di zucchero di Aurelio Lanfranchi, nipote del fondatore Umberto, come la “Nave Italia", dedicata alla Regina Margherita quando fece visita al Municipio, e quella del Duomo e del Torrazzo, del 1947, alta più di un metro. Terza generazione.

Hotel Bernini Palace

Piazza di S. Firenze, 29, 50122 Firenze FI
Erede dell'antico Albergo dello Scudo di Francia, in un nobile palazzo del XV secolo, tra il 1865 e il 1871, quando Firenze fu capitale del Regno d'Italia, divenne Hotel Parlamento e fu dimora di parlamentari e senatori, che erano così a un passo dalla Camera dei Deputati e dal Senato che erano a Palazzo Vecchio. Molto elegante, conserva la bellissima Sala detta del Parlamento, affrescata con i ritratti dei protagonisti del Risorgimento italiano, che fu la Buvette dove i politici proseguivano le discussioni. Affascinanti la hall e saloni sulle cui pareti corrono i busti di illustri fiorentini con eccentrici copricapo.

Antica Osteria Luchin

Via Bighetti, 53, 16043 Chiavari GE
Il garzone di fornaio Gio Batta Luca Bonino, per gli amici “Luchin”, si mise in proprio e aprì un’osteria nei caruggi. Da allora, la sua farinata è un mito della Riviera, insieme ai sapori antichi del genovesato, minestrone, polpettone, stoccafisso. Rimasto essenziale e semplice, con i tavoloni e le tavolate sotto i portici. Cenacolo di artisti e uomini di cultura, registi come Soldati e Antonioni, attori come Gassman, cultori del dialetto genovese come il giornalista-commediografo Petrucci, con il profumo del forno a legna ha messo a tavola la Liguria che conta e il bel mondo di un secolo. Quattro generazioni.

Hotel De la Poste

Piazza Roma, 14, 32043 Cortina d'Ampezzo BL
È Cortina e la sua “buvette”. Nel suo mitico bar con un celeberrimo barman, Hemingway beveva Martini e vino rosso quando non era in camera a concepire “Di là dal fiume e tra gli alberi” e Burton e la Taylor litigavano a suon di vodka. Sono scesi i principi di Hohenzollern, Italo Balbo, lo Scià di Persia e Soraya, l’alpinista inglese John Ball, i pittori Compton ed Egger-Lienz. Nato dalla casa di Gottardo Manaigo quando gli venne affidato il servizio di carrozze postali, è giunto a noi attraverso l’occupazione dei tedeschi e il quartier generale alleato. Mondano e di classe, con preziosi arredi locali d’epoca. Cinque generazioni.

Bellevue Hotel & Spa

Rue Grand Paradis 22, 11012 Cogne (AO)
Adagiato in cima al "prato" di Cogne, sulla via per il Parco del Gran Paradiso, è un'istituzione dell'ospitalità, con la stessa famiglia da 4 generazioni. Molto elegante, ha conservato intatti struttura, arredi e amore per le ricette tradizionali, con produzione propria di pane, marmellate, carni e pesci affumicati e ortaggi. Tra gli ospiti illustri, Alberto I del Belgio, Maria Josè e Umberto di Savoia, Don Jaime de Borbon, Alberto di Monaco, Amedeo di Savoia, Carlo Rubbia, Palmiro Togliatti, Pietro Nenni e Benedetti Michelangeli, che perfezionò qui il “tocco” durante la guerra. Milleduecento metri quadrati di beauty farm e spa di alto livello. Quattro ristoranti di cui uno stellato.

Caffè pasticceria Bonfante

Via Torino, 29, 10034 Chivasso TO
Erede della pasticceria Piatti, attiva già nel 1800, a cui subentrò, è il regno dei “Nocciolini” (in origine “Noasetti”) semplici e squisiti dolcetti – nocciole Piemonte, zucchero e albume – che il fondatore Luigi Bonfanti ha il merito di aver fatto conoscere in tutt’Italia. Storico punto d’incontro della vita cittadina, è un gioiello Liberty tutto originale, con marmi, specchi, banconi e boiserie in noce piemontese finemente decorati. Terza generazione di due nuclei familiari e laboratorio artigianale con le ricette della tradizione, tra cui la confettura di pomodori di Chivasso.

Gran caffè Defilla

Corso Giuseppe Garibaldi, 4, 16043 Chiavari GE
Con la bandiera elvetica dipinta sulle saracinesche, durante la seconda guerra mondiale era zona neutrale perché i proprietari erano di nazionalità svizzera, pasticcieri provenienti da Sent, nei Grigioni, e salvarono molte vite. Incastonato sotto i portici, con quindici vetrine è il più grande caffè ligure. Le eleganti sale liberty con stucchi, parquet, specchi e le sedie “chiavarine”, hanno visto Rita Hayworth, Alberto Sordi, Totò, Gino Paoli e i presidenti della Repubblica Segni e Pertini. È il locale che ha dato il "la" culturale e mondano alla città, subito caffè letterario al pari degli altri grandi d'Italia. Squisiti “Sorrisi di Chiavari” al cioccolato.

Ristorante Majore

Piazza Duomo, 4, 97012 Chiaramonte Gulfi RG
"Qui si magnifica il porco" è la scritta che sovrasta, da un secolo, la saletta di questo piccolo angolo di cucina schietta nell'entroterra ragusano, rifugio gastronomico della cultura siciliana, con scrittori come Leonardo Sciascia, Gesualdo Bufalino e Giuseppe Fava, che lo ha mirabilmente descritto, e artisti come Salvator Fiume, che ha dedicato un suo disegno. Una tradizione artigianale tutta a base di maiale, tra ricette antiche e rare tramandate attraverso quattro generazioni della stessa famiglia, come la gelatina aromatizzata all’aceto (un tempo con le scorze d’arancia amara) e la costata ripiena di salame, caciocavallo e uova sode.

Pasticceria Barbero

Via Vittorio Emanuele II, 74, 12062 Cherasco CN
Liberty aggraziato, con solide linee ancora ottocentesche, tutto originale: bancone, marmi, vetrine, pavimenti, volte, l’antica impastatrice e la cassa. Bontempelli, insegnante al Regio Ginnasio, consumava qui i suoi ozi letterari nel 1904. Re Vittorio Emanuele III fece visita nel 1923. Il poeta Pastonchi e lo scrittore Salvaneschi vi sfogavano la golosità. Il principe Umberto di Savoia sostava prima di appuntamenti galanti. Mario Soldati passò nel 1957, quando girava “Viaggio nella valle del Po”. Depositaria della dolce tradizione, con Baci di Cherasco, praline, gianduiotti, tartufi, damine, dragées.

Grand Hotel Villa d’Este

Via Regina, 40, 22012 Cernobbio CO
Situata sulle rive del Lago di Como, Villa d’Este è circondata da un meraviglioso parco di 10 ettari. Costruita nel 1568 come residenza estiva del Cardinale Gallio, viene trasformata in Hotel di lusso nel 1873, divenendo meta prediletta dell’aristocrazia europea. Dal 1913 il parco e la villa sono classificati Monumento Nazionale. Villa d'Este festeggia quest'anno la sua 150esima stagione con numerosi eventi speciali e l’apertura straordinaria per il periodo invernale fino a Gennaio 2023. Icona dell’hotellerie internazionale, Villa d'Este è una destinazione amata anche dalle numerose celebrità che negli anni sono state ospiti dell’albergo: il Duca e la Duchessa di Windsor, Alfred Hitchcock, Helmut Newton, Bruce Springsteen, George Clooney, Al Pacino...solo per menzionarne alcuni.

Ristorante Trattoria del Vapore

Via Giuseppe Garibaldi, 17, 22012 Cernobbio CO
Nell’Ottocento, i battelli a vapore partivano dalla stazione appena girato l’angolo e da qui nacque il nome. Esistente già nel 1600 come osteria e documentata come trattoria dal 1894, è artefice e testimone del primo turismo sul lago di Como: intorno al 1930 era infatti anche locanda per forestieri. Un piccolo regno delle antiche tradizioni e dei sapori lacustri, che ha conservato gli ambienti e il grande camino d’epoca. Da sempre meta gastronomica di tutti i grandi del mondo che hanno fatto sosta a Villa d’Este.

Hotel Miramare

Via Guglielmo Marconi, 8, 57016 Castiglioncello LI
Qui sostarono gli artefici della liberazione d'Italia, il 19 agosto 1944, a un tavolo apparecchiato in giardino: Winston Churchill e i generali Marshall, capo di Stato Maggiore dell'Esercito americano, Eisenhower, comandante delle forze americane in Europa, Clark comandante della Quinta Armata, Ryder e Crittenberg. In un parco sopra il porticciolo e in squisito stile Liberty, era amato da Pirandello e Marta Abba, Toscanini, Papini, Soffici, Missiroli, Emma Gramatica; assiduo è stato il senatore Spadolini. Nel 1962, ospitò il cast e la troupe del film “Il Sorpasso”. Tre generazioni.

Hotel alla Posta

Piazza O. Dogliani, 19, 32023 Caprile BL
Guidato di padre in figlio da sei generazioni, era punto d'incontro e crocevia strategico tra Italia e Impero asburgico, con cambio di cavalli e fermo posta. Da qui partivano mitiche guide alpine con i temerari lord inglesi per le scalate sulle Dolomiti; qui, durante la Grande Guerra, era la sede operativa del Comando supremo, con i generali Cadorna, La Croix e Beppino Garibaldi. Amato da Carducci, Stoppani, Buzzati, conserva con grande eleganza il fascino delle origini e le ricette della tradizione.

Ristorante Nettuno

Via Nettuno, 2, 84063 Licinella-Torre di Paestum SA
Fascino ed eleganza anni Trenta. Inaugurato dall'ente Monumenti e Antichità di Salerno e sempre gestito dalla stessa famiglia, è immerso negli scavi archeologici di Paestum, di fronte al Tempio di Nettuno. Da una sua finestra si affacciava Mussolini; nel 1932 e '36, ospitò Umberto I e Maria Josè di Savoia, con Starace e molti gerarchi fascisti, in occasione delle rappresentazioni classiche ambientate nel tempio. Tra gli illustri: re Gustavo di Svezia, Papa Giovanni Paolo II quand'era arcivescovo di Cracovia, Luigi Einaudi, don Luigi Sturzo, Ungaretti.

Trattoria da Romano

Via San Martino destro, 221, 30142 Venezia VE
Tra colpi di forchetta e di pennello, i pittori affascinati da quest’angolo di laguna hanno completamente ricoperto di quadri le pareti e lasciato testimonianze e disegni nei 26 libri delle firme illustri, come Vellani Marchi, Miró, Vedova, Carrà, De Pisis, Matisse, de Chirico. Tra loro, Pirandello sostava per assaporare ricette antiche; Hemingway allenava il gomito tra artisti. E, insieme a Chaplin, Beatrice d'Olanda e Filippo di Edimburgo, ha messo a tavola tutti i grandi del mondo. In cucina conserva antichi preziosi “rami” e il “foghèr”. Quarta generazione, depositaria delle ricette lagunari.

Ristorante Crotto dei Platani

Via Regina, 73, 22010 Brienno CO
Magico, nel cuore della montagna, con il grande camino e l’antica volta a botte dipinta a stelle, la terrazza sul lago, il porticciolo. Erede degli antichi crotti del lago di Como - cavità naturali della roccia dove si conservavano cibi e vini – la licenza racconta che nel 1849 qui commerciava vini Luigi Andina, che poi aprì il locale al pubblico; intorno al 1930, era quartier generale dei più inafferrabili contrabbandieri, mimetizzati tra i boscaioli e cavapietre che frequentavano il locale. Delicatamente restaurato, è custode delle antiche ricette lariane.

Grand Hotel Majestic (già Baglioni)

Via dell'Indipendenza, 8, 40121 Bologna BO
Marinetti, Balla, Russolo, Boccioni e Carrà, anime del Futurismo, il 20 gennaio del 1914 erano qui in una sala a fornir chiarimenti e a discutere di duelli, dopo il polemico incontro all’Università dove accusarono la cultura bolognese di essere “muffa professorale”. Lussuoso monumento dell’ospitalità, nel palazzo che fu Seminario Arcivescovile, tra marmi e stucchi ha accolto Sinatra e la Gardner, re e regine, i Savoia, Lady Diana, la Loren. Splendidi gli affreschi cinquecenteschi dei Carracci: “Storie di Europa” sul soffitto a cassettoni della sala “Camerino di Europa” e “Le quattro stagioni” su quello del raffinato Ristorante “I Carracci”.

Bar pasticceria Converso

Via Vittorio Emanuele II, 199, 12042 Bra CN
Creato dall’antica stirpe di pasticceri Converso che, durante la Belle Epoque, portarono la loro arte fino al Waldorf Astoria di New York. Due eleganti locali con soffitti a volta – uno Caffè, l’altro Pasticceria – di squisito liberty stilizzato e tutto originale: vetrine, boiserie, bancone bar, specchi, tavolini, fregi, scritte. Nel 1909 organizzò il ricevimento per i Savoia venuti a inaugurare una scuola; nel 1940 venne Umberto di Savoia; fedeli i pittori Vellan e Spazzapan, gli scrittori Arpino e Fenoglio. Polo di cultura, ha promosso la riscoperta degli storici locali di Bra. Pasticceria e marron glacé superbi.

Pasticcerie Paolo Atti & Figli

Via Drapperie, 6, 40124 Bologna BO
Tra i più antichi forni d’Italia e cinque generazioni. Nel cuore dell’antico Mercato di Mezzo, conserva la tradizione della “bottega” e gli ambienti liberty creati nel 1907: bancone, boiserie con scaffali, vetrine, soffitti affrescati, lampade e persino pavimento a mattonelle. Carducci, il pittore Morandi, lo scrittore Raimondi sostavano qui, a dissertare di cultura e golosità con Paolo Atti, antesignano dell'imprenditoria bolognese, a cui lasciarono testimonianze scritte, come l’ode al tortellino del commediografo Testoni. Regno di tortellini, pasta tirata a mano, torta di tagliatelle, zuppa imperiale, Certosino e dolci.

Cafè pasticceria Gamberini

Via Ugo Bassi, 12, 40123 Bologna BO
Da oltre un secolo, è un’istituzione della Dotta per le sue raffinatezze dolci e salate. Artefice di memorabili banchetti come quello per il film “Amici miei” di Monicelli, è stata sempre frequentata da tutte le classi sociali ed è nella leggenda dei bolognesi perché la mattina presto serviva paste e brioches calde anche dalla porta di servizio nella via laterale, dove si formavano lunghe code. Raccolta e molto elegante, con pochissimi tavolini sotto i portici, conserva gran parte degli arredi originali molto ben restaurati.

Caffè Del Tasso

Piazza Vecchia, 3, 24129 Bergamo BG
È tra i più antichi locali italiani. Nel Rinascimento era “Locanda delle due spade”; nel 1681, prese il nome del poeta a cui Bergamo dedicò la statua lì a fianco; in pieno Risorgimento, venne centrato da una cannonata austriaca e nel 1859 qui si arruolarono i volontari bergamaschi per l’impresa garibaldina dei Mille. Trasformatosi in stile neoclassico come la bella piazza della Città Alta su cui si affaccia, vi hanno fatto sosta Kokoschka, Manzù, Gavazzeni, Benedetti Michelangeli e Rod Steiger. Seconda generazione della stessa famiglia.

Pasticceria bar Cavour 1880

Via Gombito, 7a, 24129 Bergamo BG
Era cenacolo dei poeti vernacoli bergamaschi riuniti nel "Ducato di Piazza Pontida" che trasmigrava con le sue rime nei locali più tipici della città. E, complice la Bergamo Alta attorno al Teatro Sociale, è stato ed è storico punto d'incontro di artisti: Tieri, Lionello, De Filippo e specialmente il maestro Gavazzeni, per citare i più recenti. Bellissimo l'interno a volte e arredi fine Ottocento, profumato di Torta Donizetti, Torta Cavour, "pere e cioccolato" e i più tipici dolci bergamaschi.

Grand Hotel Villa Serbelloni

Via Teresio Olivelli, 1, 22021 Bellagio CO
Churchill, i Rothschild, Roosevelt, John Kennedy, re Farouk, Wilhelm di Prussia, Alfonso di Baviera, Caterina di Russia, Umberto di Savoia, Jean Moreau, Robert Mitchum, Mary Pickford. E persino von Zeppelin, creatore del mitico dirigibile, con signora. Ufficialmente o in incognito, la grande storia fa sosta così a Villa Serbelloni da un secolo e mezzo, in un parco sul lago e in un grand hotel ottocentesco in stile neoclassico da sogno. Ospite d'élite della famiglia Bucher da cinque generazioni, vera e propria dinastia di albergatori svizzeri nel mondo. Beauty farm d’alta classe.

Ristorante Birraria Ottone

Via Giacomo Matteotti, 48/50, 36061 Bassano del Grappa VI
Elegante birreria, venne fondata dal mastro birraio austriaco Otto Wipflinger che, per primo, iniziò a produrre, importare e distribuire la birra austriaca e tedesca, fino ad allora sconosciute in Italia, sposandole ai piatti tirolesi. Incastonata nel quattrocentesco palazzetto Navarrini Wipflinger, è tutt'ora guidata dalla quinta generazione della famiglia del fondatore. Nelle sale di un delicato liberty rivisitato, con soffitti affrescati, boiserie alle pareti, marmi, specchiere, sedie Thonet, ha messo a tavola tutta l'intelligenza e la cultura d'Italia dalla proclamazione del Regno a oggi.

Caffè Pasticceria Ristorante Balzer 1850

Sentierone, 41, 24121 Bergamo BG
Fondato nel 1850 a Palazzolo sull’Oglio dalla famiglia Balzer, originaria del Lichtenstein, si trasferì nel 1936 sotto i portici del “Sentierone” e, da allora, è il salotto di Bergamo e l’elegante sosta della passeggiata domenicale. La Callas, Mastroianni e Gassman lo lanciarono come ritrovo degli artisti del dirimpettaio Teatro Donizetti. Finemente restaurato nel 2014, compresa la bella sala banchetti al primo piano, sforna di nuovo la grande tradizione dei dolci tipici che lo resero famoso, come la “Donizetti”, la “Polenta e osei” e brioches, kranz, veneziane e fagottini e mitici gelati. Oggi anche Bistrot.

Caffè Centrale

Via Roma, 72, 31011 Asolo TV
Incastonato in un bel palazzo sulla piazza centrale, nacque come "Società del Casino", circolo culturale secondo la moda d'epoca dei caffè francesi e due suoi membri ordirono contro Napoleone nel 1808. Nel 1839 ebbe "licenza politica" di caffetteria. Ristrutturato nel 1973, richiama lo Jugendstil d’oltralpe, con ingresso, ambienti, sedute a muro e tavolini originali. Ha scandito la storia di Asolo, con illustri frequentatori come Carducci, D'Annunzio e la Duse, Robert Browning, Ernest Hemingway, Henry James, Hugo von Hofmannsthal, Arnold Schoenberg.

Caffè Meletti

Piazza del Popolo, 18/22, 63100 Ascoli Piceno AP
Istituzione e salotto delle idee, per anni fu sede del “Senato”, sodalizio dei notabili della città. Rara espressione del Liberty nelle Marche, con decorazioni floreali e arredi originali perfetti. Re Vittorio Emanuele fece visita nel 1908 e 1910 per acquistare l’Anisetta e lo decretò “Fornitore della Real Casa”. Mascagni avrebbe iniziato qui a scrivere l’opera “Lodoletta”. Guttuso, alla fine della Seconda Guerra, vi progettò la rivista “L’Orsa Maggiore”. Sono passati Stuparich, Zandonai, Badoglio, Sartre, Hemingway e Trilussa che, goloso dell’Anisetta, scrisse “Quante favole e sonetti m’ha ispirato la Meletti”.

Caffè Nazionale

Piazza Emile Chanoux, 9, Aosta, 11100 AO, Italia
Gioiello architettonico di altissimo valore, con preziosi arredi d'epoca, conserva una stupenda sala gotica a pianta circolare, ultimo resto del convento di San Francesco, con le pareti fregiate di stemmi nobiliari. Illustri le memorie, come le prime proiezioni cinematografiche del XX secolo; alcune scene di un film con Amedeo Nazzari e Alida Valli nel 1930; le visite del ricchissimo re Faruk, gli incontri romantici di Ava Gardner, le soste politiche di Pietro Nenni e Palmiro Togliatti.

Confetteria Mucci Giovanni con annesso Museo del Confetto

Via Museo del Confetto, 12, 76123 Andria BT
La bella palazzina Liberty, nel centro storico a pochi passi dalla Cattedrale, era l’antica fabbrica di confetti fondata dal nonno Nicola Mucci, che perfezionò l’arte dolciaria dal mitico Caflisch di Napoli e che, nel 1930, fornì i confetti per le nozze di Umberto di Savoia con Maria José. Qui sono stati creati gli inimitabili “inimitabili “Tenerelli Mucci®”, confetti dal cuore tenero, con mandorle di Puglia e nocciole piemontesi, ricoperti con doppio strato di cioccolato. Atmosfera fine Ottocento, decine di delizie esclusive e un Museo. Quattro generazioni e il riconoscimento di “Luogo storicamente significativo” del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

Caffè pasticceria Balzola

Piazza G. Matteotti, 26, 17021 Alassio SV
Il "caffè concerto" in Italia è nato qui, intorno al 1920, esibendo artisti del calibro di Tito Schipa e Beniamino Gigli. Maksim Gor'kij sedeva a tavolino nella sala Settecento veneziano incontrando le "menti" della colonia inglese di Alassio. Le raffinatezze create da Rinaldo Balzola, che aveva imparato l’arte da Gustavo Pfatisch a Torino ed era divenuto nel 1929 capo-pasticcere della Real Casa Savoia, attirarono persino D'Annunzio e la Duse. Sostavano qui anche i due industriali più dolci d'Italia: Motta e Alemagna. Squisiti i “Baci di Alassio”, brevettati nel 1919. Quarta generazione.

Pasticceria Pansa Andrea

Piazza Duomo, 40, 84011 Amalfi SA
Incastonata nella piazzetta all'ombra del bellissimo Duomo, conserva stile, arredi e persino la facciata in marmo d'inizio Novecento. Con la stessa famiglia alla guida da sei generazioni, tramanda da due secoli la più verace tradizione dolciaria amalfitana delle zeppole S. Giuseppe, susamielli, roccocò, casatielli dolci coi "diavolini", mustacciuoli e sfogliatelle. Peccati di gola che catturarono Ibsen, Wagner e Longfellow.

Ristorante Buca di San Francesco

Via S. Francesco, 1, 52100 Arezzo AR
Racchiuso nelle cantine di un palazzo del Trecento, vicino all’omonima basilica, è un monumento, intatto e affascinante, del garbato “medioevo di fantasia” che animava l’architettura anni Trenta del Novecento. Lo hanno amato Chaplin e Dalì, il presidente Truman, il Re di Svezia, Pratolini, Purificato e Fiume. Storicissimo lo "sformato di verdure con fegatini di pollo", ricetta francese del Trecento importata in Italia - pare - dai Medici. Il proprietario è il più grande collezionista di ex-libris del mondo. Straordinario il menu anagrammato.

Distilleria Nardini

Ponte Vecchio, 2, 36061 Bassano del Grappa VI
La più antica distilleria d’Italia è nata qui, nei locali sottostanti alla grapperia che si trova ancora oggi sul Ponte del Palladio. Correva l’anno 1779 quando Bortolo Nardini trasformò un’antica tradizione rurale – quella di andare di casa in casa con un alambicco mobile – in una nobile arte viva ancora oggi, iniziando a vendere quell’«aqua vitae» famosa in tutto il mondo. Siamo nel cuore del Veneto, dove la Grande Storia ha scritto pagine indelebili e dove Hemingway ha immaginato Addio alle armi. Oggi è la settima generazione a portare avanti la tradizione familiare e a diffondere la cultura della grappa, un’icona italiana apprezzata da regine e poeti, attrici e presidenti.